Al 31 dicembre 2010, su 60.626.442 residenti nel Paese, 4.570.317 sono stranieri (per il 51,8% donne) che incidono per il 7,5% sulla popolazione ed esercitano un ruolo rilevante nel supplire alle carenze strutturali a livello demografico e occupazionale. Nell’ultimo anno l’aumento, nonostante la crisi, è stato di 335.258 unità, al netto delle oltre 100 mila cancellazioni dall’anagrafe (di cui 33 mila per trasferimento all’estero e 74 mila per irreperibilità) e dei 66 mila casi di acquisizione di cittadinanza. Ai residenti bisogna aggiungere oltre 400 mila persone regolarmente presenti ma non ancora registrate in anagrafe, per una stima totale di 4.968.000 persone. La ripartizione territoriale degli immigrati in Italia è la seguente: Nord Ovest 35,0%; Nord Est 26,3%; Centro 25,2%; Sud e Isole 13,5%. Le principali collettività presenti in Italia provengono da Romania (968.576); Albania (482.627); Marocco (452.424); Cina (209.934). È quanto emerge dal Dossier statistico sull’immigrazione Caritas/Migrantes presentato oggi a Roma. Il bilancio demografico italiano del 2000-2010 attesta un elevato aumento degli ultra65enni (+1.800.000) pari a quello congiunto della popolazione in età lavorativa (+1.465.000) e dei ragazzi fino a 14 anni (+348.000). La diminuzione dei nuovi nati in Italia è in parte compensata dall’incidenza crescente dei figli degli immigrati (13,9% nel 2010, quota che sale al 18,4% considerando i nati da madre straniera e padre italiano). Gli stranieri, la cui età media è di 32 anni (contro 44 degli italiani) si caratterizzano per la forte incidenza dei minori (21,7%) e delle persone in età lavorativa (78,8%), mentre gli ultra65enni superano di poco il 2%. In altri termini, gli stranieri sono appena 1 ogni 100 tra gli anziani, ma oltre un decimo dei minori e dei giovani adulti (18-39 anni).
(Cle)