“Non nego che il Paese ha un enorme lavoro da fare”. È questa, riassunta in poche parole per certi versi anche scontate, la fotografia che Mario Monti ha scattato all’Italia a margine di un convegno a Berlino. La convergenza dei partiti sulla sua figura a capo di un esecutivo tecnico si fa più concreta ora dopo ora e seppur l’ex commissario europeo non parli ancora da capo di governo, la sua opinione, in un momento così delicato per l’economia e la politica, è diventata improvvisamente quella più autorevole. Ciò che chiede l’Europa all’Italia “è quello che andrebbe chiesto ad ogni Paese per una maggiore crescita – si legge in un virgolettato riportato dal Financial Times – Ed è quello che deve essere fatto. La crescita – ha spiegato Monti – richiede riforme strutturali capaci di togliere i privilegi a quelle categorie sociali che ne hanno”. Guai a mettere in dubbio il valore dell’euro nell’economia italiana. Per Monti, intatti, la moneta unica “è un patrimonio” che col tempo si rivelerà sempre più prezioso. “Se l’Italia non avesse fatto parte dell’euro – ha aggiunto – l’inflazione sarebbe maggiore e ci ritroveremmo con politiche meno disciplinate e meno rispetto per le generazioni future”. (Ram – 10 nov)