In Italia, il livello relativamente più basso del tasso di disoccupazione in confronto alla media dei paesi Ue (nel 2010, l’8,4% contro il 9,6%) si affianca a una presenza decisamente più elevata della quota di popolazione inattiva più contigua all’area dei senza lavoro (l’11,6% a fronte del 4,4% dell’Ue). Più in particolare, si trovano in Italia un terzo (circa 2,7 milioni) dei circa 8,2 milioni degli individui che nei paesi dell’Unione europea dichiarano di non cercare lavoro ma di essere disponibili a lavorare, a fronte di poco più del 9% dei disoccupati italiani sul totale dei disoccupati Ue. Lo sottolinea l’Istat. La situazione di particolare ampiezza dell’aggregato italiano è una costante dell’intero periodo: dai 2,2 milioni di unità del 2004 si è passati, infatti, ai 2,8 milioni del 2010. In rapporto alle forze di lavoro – sottolinea l’Istat -, in Italia questo gruppo di inattivi è superiore di oltre tre volte quello Ue: l’11,1% in confronto al 3,5%. “Si tratta – spiega l’Istituto – di una peculiarità dell’Italia, dovuta soprattutto ai fenomeni di ‘scoraggiamento’, compresi i comportamenti attendisti degli esiti di passate azioni di ricerca del lavoro. Peraltro, percentuali molto contenute emergono per numerosi paesi tra i quali Francia (1,1%), Germania (1,3%) e Regno Unito (2,7%).
(Red – 10 nov)