Un governo di “impegno nazionale”, così definisce la sfida che lo attende il neopremier Mario Monti illustrando in aula a Palazzo Madama il suo programma per ottenere la fiducia. Monti ha spiegato che questo vuol dire “assumere il compito di rinsaldare le relazioni civili e istituzionali fondamentali, fondandole sul senso dello Stato. È il senso dello Stato e la forza delle istituzioni che evitano la degenerazione del senso di famiglia in familismo, dell’appartenenza alla comunità di origine in localismo, del senso del partito in settarismo”. Nel dirsi “consapevole” di non poter risolvere tutti i problemi che affliggono il Paese da qui al termine della legislatura nel 2013, Monti ha sottolineato di voler “impostare il lavoro” e “mettere a punto gli strumenti che permettano ai governi che ci succederanno, di proseguire un processo di cambiamento duraturo”. Per questo motivo, ha spiegato, il programma del nuovo governo “si compone di due parti che hanno obiettivi e orizzonti diversi: da un lato una serie di provvedimenti per affrontare l’emergenza, assicurare la sostenibilità della finanza pubblica e restituire fiducia nelle capacità del nostro Paese di reagire e sostenere una crescita duratura ed equilibrata”. “Dall’altro – ha proseguito – delineare con iniziative concrete un progetto per modernizzare le strutture economiche e sociali in modo da ampliare le opportunità per le imprese, i giovani, le donne e tutti i cittadini, in un quadro di ritrovata coesione sociale e territoriale”. Il problema dell’Italia è la mancanza di crescita, ha ricordato Monti, ed è su questo che “dobbiamo porci obiettivi ambiziosi”, anche perché “nel ventennio trascorso l’Italia ha fatto molto per riportare in equilibrio i conti pubblici” ma lo ha fatto “alzando l’imposizione fiscale su lavoratori dipendenti e imprese, più che riducendo in modo permanente la spesa pubblica corrente”. E poi “quegli sforzi sono stati frustrati dalla mancanza di crescita. L’assenza di crescita ha annullato i sacrifici fatti”. Per tornare a crescere le cose da fare sono note da tempo, ha sottolineato Monti, senza bisogno che ha ricordarcele fossero le istituzioni europee: “Sono per lo più provvedimenti rivolti a rendere meno ingessata l’economia – ha proseguito -, a facilitare la nascita di nuove imprese e poi indurne la crescita, migliorare l’efficienza dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche, favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne, le due grandi risorse sprecate del nostro Paese”.
(Pif – 17 nov)
Un governo di “impegno nazionale” che agirà secondo i pilastri del “rigore di bilancio, della crescita e dell’equità”: il presidente del Consiglio Mario Monti, prendendo la parola nell’aula del Senato, ha illustrato le linee programmatiche del nuovo esecutivo. “I sacrifici per risanare il debito e far ripartire la crescita saranno equi” sottolinea l’ex commissario europeo, sostenendo che “più le riforme saranno eque, più saranno efficaci” ma avvertendo che il compito che ha di fronte il suo governo è molto difficile, con “margini di successo ridotti”. “Se falliremo – avverte il presidente del Consiglio -, se non raggiungeremo le riforme che servono, saremo tutti sottoposti a condizioni ben più dure”. Tra i punti nell’agenda del governo, interventi sull’Ici e sulle pensioni. Per quanto concerne l’imposta sugli immobili, Monti ha spiegato che “l’esenzione delle abitazioni principali è una peculiarità se non un’anomalia del nostro ordinamento”, di conseguenza sarà necessario “riesaminare il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare”. Il nuovo governo, in base agli impegni già presi con l’Europa, dovrà intervenire sulle pensioni, per apportare correttivi a un sistema che – spiega il neopremier – risulta caratterizzato “da ampie disparità di trattamento tra generazioni, categorie e da molte aree di privilegi”. Tra le priorità del nuovo esecutivo anche alcuni correttivi alle misure economiche adottate in estate e una lotta serrata all’evasione fiscale, “per aumentare il gettito ma anche per abbattere le aliquote”, in modo tale da “ridurre in maniera incisiva il peso per i contribuenti”. Tra i punti forti del discorso di Monti, l’invito alla riconciliazione, nel Paese e tra le forze politiche: “Spero che il mio governo e io potremo contribuire in modo rispettoso a riconciliare maggiormente i cittadini e le istituzioni, i cittadini e la politica”. Infine, il discorso dell’ex commissario Ue è stato improntato ad un convinto europeismo, con un forte appello agli ‘euroscettici’ “Non vediamo i vincoli europei come un’imposizione – ha affermato – Non c’è un ‘loro’ e un ‘noi’: l’Europa siamo noi”. (Red – 17 nov)