Due cugini abruzzesi, due fratelli siciliani e un “capobanda” lucano. È un sestetto anomalo, a partire dal fatto che conta solo cinque elementi, perché “il sesto non viene mai, dice che siamo di nicchia”. Già la presentazione che Rocco Papaleo fa della sua band, “Una piccola impresa meridionale”, è tutto un programma. Dopo il successo del film “Basilicata coast to coast”, l’artista lucano torna al suo grande amore, il teatro, con un esperimento di teatro-canzone, dove la narrazione si interseca con le arie jazz di un gruppo ben assemblato, con le parole di Papaleo, una “rosticceria di ricordi”. Ieri sera il debutto al teatro Ambra Jovinelli di Roma, dove lo spettacolo resterà in cartellone fino al prossimo 4 dicembre. Accompagnato da Arturo Valiante (pianoforte), Guerino Rondolone (contrabbasso), Francesco Accardo (chitarra) e Gerry Accardo (percussioni) e diretto da Valter Lupo, co-autore dello spettacolo insieme a Papaleo, il comico si cimenta in canzoni, racconti poetici, monologhi, gag surreali. Il milanese Gaber e il romano Proietti sono i suoi numi tutelari, ma lui cammina nella sua area geografica. Filo conduttore dello spettacolo sono il Sud e i suoi personaggi più o meno inventati: tra biografia e fantasia, come in un nuovo viaggio nella sua terra, simile a quello cinematografico, Papaleo dà voce a chi percorre chilometri per il solo gusto di assaporare il panino con la frittata preparato dalla madre e a chi ha perso la verginità in una tenda da campeggio. Tra realismo e surrealismo, malinconia e risate, lo spettacolo echeggia le storie di chi oggi vive altrove e di chi ha trovato la sua realizzazione emigrando più a Nord, lasciando la sua terra. Papaleo canta, balla, scherza sulle sue difficoltà a salire e scendere dal palco, e concede un fuori programma, grazie alla presenza in platea del suo amico romano, il comico Rodolfo Laganà. Nel finale spazio alla cantante Chiara Civello: lo spettacolo si chiude con il pubblico in piedi, invitato a uscire imitando le foche.
(25 nov – Caf)