L’Italia raggiunge il traguardo storico dei 60 milioni di abitanti, tra questi il 20,3% ha più di 65 anni; il nostro Paese è tra i primi in Europa per incremento della speranza di vita, mentre è quasi dimezzata dal 1980 la mortalità generale ed è in continua diminuzione anche la mortalità infantile. Questa la fotografia dell’Italia che emerge dalla “Relazione sullo Stato sanitario del Paese 2009-2010”, resa nota dal ministero della Salute. Dalla relazione si evidenzia che il trend di invecchiamento della popolazione è dovuto sia all’incremento della speranza di vita, che pone l’Italia tra i primi in Europa (78,8 anni per gli uomini e 84,1 anni per le donne), sia alla progressiva riduzione della mortalità. Le malattie del sistema circolatorio e i tumori rappresentano, ormai da anni, le prime due più frequenti cause di morte, responsabili nel 2008 di ben 7 decessi su 10. La mortalità per malattie del sistema circolatorio si è ridotta però dal 1980 di circa il 60%, sia per gli uomini sia per le donne; la riduzione della mortalità per tumori, che ha avuto inizio più recentemente a partire dagli anni novanta, è del 20% circa fra gli uomini e del 10% fra le donne. Nonostante l’invecchiamento della popolazione, il 70% degli ultrasessantacinquenni dichiara di essere in buona salute: si tratta di un dato che mostra un andamento positivo rispetto al 2005, quando tali dichiarazioni venivano fatte dal 50% degli over 65. Per quanto riguarda il tasso di mortalità, nel periodo che va dal 2001 al 2008 non ha subito variazioni di rilievo (circa 10 per 1.000 negli uomini e 9,7 per 1.000 nelle donne), anche se si osserva una forte disparità regionale: a registrare il più alto tasso di mortalità è la Campania, seguita dalla Sicilia, mentre le Marche si segnalano per il più basso tasso di mortalità. Per quanto riguarda il fumo, nella Relazione del ministero della Salute si stima che in Italia sia causa di un numero di decessi che va dai 70 mila agli 83 mila l’anno, con oltre il 25% che avviene tra i 35 e i 65 anni di età. Resta sostanzialmente stabile il numero di fumatori: il 22,8% della popolazione, con prevalenza degli uomini (29,2%) rispetto alle donne (16,9%). Aumentano però coloro che riescono a rinunciare al “vizio” della sigaretta: nel 2010 gli italiani che hanno smesso di fumare dono passati dal 17,5% al 18,4%. Resta alto l’allarme per il fumo passivo: la relazione stima che il 15% dei casi di asma tra i bambini e i ragazzi possa essere attribuito al fumo dei genitori. Tra gli stili di vita sbagliati che causano danni per la salute il ministero mette in luce l’inattività fisica, che contribuisce a determinare tre milioni di morti a livello mondiale ed è al quarto posto tra le principali cause di morte dovute a malattie croniche. In Italia la percentuale dei “sedentari” – ovvero di coloro che non praticano alcun tipo di attività e di sport nel tempo libero – corrisponde al 38,3% della popolazione. (Roc – 13 dic)