Continua la fuga dei cervelli all’estero: a rilevarlo è l’Istat che tra dicembre 2009 e febbraio 2010 ha realizzato la prima indagine totale sui dottori di ricerca (oltre 18 mila) che avevano conseguito il titolo nel 2004 e nel 2006 al fine di analizzarne la condizione occupazionale a, rispettivamente, circa cinque e tre anni di distanza. Una fuga che si indirizza non soltanto verso l’estero, ma che procede anche dal sud verso il nord del Paese. Al momento dell’intervista i dottori di ricerca del 2004 e del 2006 che vivono abitualmente in una ripartizione diversa da quella di residenza prima dell’iscrizione all’università rappresentano il 12%, mentre coloro che si trovano all’estero sono il 6,4% (risultano più all’estero i maschi che le femmine, 7,6% contro 5,1%). Le emigrazioni dei dottori di ricerca dalla ripartizione geografica di origine seguono la direttrice Sud-Nord, riflettendo a volte scelte di trasferimento assunte già prima del dottorato. In particolare, il 74% dei dottori di ricerca che prima dell’iscrizione all’università risiedevano nelle regioni meridionali continua a vivere abitualmente nella stessa ripartizione al momento dell’intervista; la quota sale a oltre l’85% tra chi risiedeva nel Centro e nel Nord. Dal Mezzogiorno ci si sposta soprattutto verso il Centro e il Nord (10,8% in entrambi i casi); per i dottori di ricerca delle regioni centrali si osserva invece una propensione allo spostamento verso il Nord Italia (6,7% dei residenti prima dell’iscrizione all’università) simile a quella mostrata verso altri Paesi (6,5%). Gli originari delle regioni settentrionali risultano mobili soprattutto verso l’estero (8,4%), caratterizzando in modo significativo le “migrazioni internazionali” del collettivo analizzato. (Red – 27 dic)