Il “caro-benzina” spinge all’insù i prezzi dei prodotti agro-alimentari (soprattutto frutta e verdura), che dal campo alla tavola viaggiano per oltre l’80 per cento su gomma, e mette a serio rischio il futuro di tantissime serre e aziende agricole, per molte delle quali si prospetta addirittura la chiusura. Solo nel 2011 le imprese del settore primario hanno sostenuto un costo aggiuntivo di oltre 2 miliardi di euro, proprio a causa dei continui aumenti dei carburanti, ormai arrivati a livelli record”. A lanciare l’ allarme è la Cia-Confederazione italiana agricoltori, preoccupata per un’ escalation che avrà conseguenze devastanti per l’ imprenditoria agricola, già costretta a sostenere gravosi oneri produttivi e contribuitivi con i provvedimenti contenuti nella manovra del governo Monti. Il rincaro del gasolio agricolo (che ha superato abbondantemente un euro a litro) ha assunto dimensioni dirompenti non solo per le serre (dove c’è un utilizzo elevato del carburante), che in questi ultimi mesi hanno subito danni drammatici, ma anche per le altre aziende è profonda emergenza. Se la tendenza non si arresterà, per l’ agricoltura -avverte la Cia- si prospetta un aggravio dei costi superiore ai 2,5 miliardi di euro nel 2012. Il problema del “caro carburante” si fa sentire pure sulle tavole. I prodotti agroalimentari -rimarca la Cia- rischiano di lievitare, visto che proprio il costo del trasporto incide per il 35-40 per cento sul prezzo finale. Un discorso che vale in particolare -sottolinea la Cia- per frutta e verdura che, essendo prodotti facilmente deperibili, hanno bisogno di essere subito trasportati presso i mercati e questo avviene ormai esclusivamente su gomma. Ma anche per tutti gli altri alimenti, dal latte ai formaggi, dalla carne alla pasta e al pane, l’ effetto dei rincari petroliferi non sarà certo leggero. La spesa delle famiglie è così destinata a lievitare e questo si ripercuoterà sui consumi che già registrano una costante flessione. “L’aumento record del costo di benzina e gasolio ha favorito una crescita boom del 20 per cento negli acquisti di prodotti alimentari a chilometri zero che non devono percorrere lunghe distanze prima di essere consumati”. E’ quanto emerge anche da una prima analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che un lato positivo dei rincari nei carburanti è la spinta, in controtendenza rispetto all’ andamento generale dei consumi, agli acquisti diretti dai produttori agricoli in azienda o nei mercati di campagna amica (farmers market) dove hanno fatto la spesa ben oltre 8 milioni di italiani nel 2011. “In Italia l’ 86 per cento delle merci – stima la Coldiretti – viaggia su strada ed è evidente l’ effetto valanga sui prezzi dei prodotti in vendita a seguito dell’ aumento dei costi di produzione e trasporto nel caso in cui aumentano le intermediazioni. L’ incidenza del caro gasolio sui prezzi finali degli alimentari secondo la Coldiretti aumenta maggiormente quanto più lungo è il trasporto e quindi per i prodotti importati, per le merci più deperibili e per quelle che hanno un basso valore per volume come la frutta e verdura dove carburanti, trasporti e logistica incidono complessivamente per circa un terzo sui costi. (red – 3 dic)