La Corte costituzionale ha detto no ai due quesiti referendari sulla legge elettorale e li ha dichiarati inammissibili, ma a quanto si apprende da fonti interne al Palazzo della Consulta, nelle motivazioni della sentenza che saranno rese note entro il 10 febbraio i giudici costituzionali invitano il Parlamento a modificare comunque il cosiddetto Porcellum. Nonostante un milione e 200 mila firme raccolte, quindi, i cittadini italiani non saranno chiamati questa primavera a pronunciarsi sull’abrogazione totale della legge scritta dall’ex ministro Roberto Calderoli, né per la sua parziale cancellazione. Nonostante la decisione della Consulta fosse ampiamente attesa, forte è la delusione dei comitati e dei movimenti politici che hanno contribuito a raccogliere le firme e diversi sono gli accenti delle dichiarazioni dei vari leader politici sulle quali spiccano però quelle di Antonio Di Pietro che ha parlato di “regime” e ha attaccato duramente i giudici della Consulta e il presidente della Repubblica. “Quella della Corte non è una scelta giuridica ma politica per fare un piacere al Capo dello Stato, alle forze politiche e alla maggioranza trasversale e inciucista che appoggia Monti – ha detto Di Pietro subito dopo aver saputo della pronuncia della Consulta – una volgarità che rischia di farci diventare un regime”. Parole che hanno suscitato l’immediata reazione del Colle, che a stretto giro ha fatto trapelare tutta la sua irritazione per le affermazioni del leader dell’Idv: “Volgari insinuazioni” è la replica che è arrivata da ambienti del Quirinale in cui si è stottolineato che “parlare della sentenza odierna della Corte costituzionale, come qualche esponente politico ha fatto, come di una scelta adottata per fare un piacere al Capo dello Stato è una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale”.
(Pif – 12 gen)