Immaturi, “bamboccioni”, mammoni, eterni Peter Pan. E ora anche un po’ “sfigati” . Sono i giovani di oggi: tanto criticati quanto ostacolati, tanto giudicati quanto contesi. In principio fu l’allora ministro Tommaso Padoa-Schioppa, in un’audizione del 2007, a dire: “Mandiamo i bamboccioni fuori di casa”. Poi toccò a Renato Brunetta che un anno fa, nei panni di titolare della Pubblica amministrazione, provò a lanciare l’idea di fare “una legge per far uscire di casa i ragazzi a 18 anni”. Oggi, invece, la provocazione arriva dal vice ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Michel Martone. “Se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato. Bisogna dare messaggi chiari”. E così scoppia la polemica. Martone che sul suo sito si presenta così: “Nato a Nizza e cresciuto a Roma. Ho 37 anni. Da venti mi appassiono di politica, da quindici studio il diritto e da cinque sono professore ordinario di Diritto del Lavoro”, viene attaccato dagli universitari, dalla Rete, da parte del mondo politico. “Sfigato – dice Claudio Riccio, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza – è chi non percepisce una borsa di studio pur avendo diritto a riceverla; chi deve fare lavori precari, o spesso a nero, per pagarsi gli studi; sfigato è chi viene abbandonato dallo Stato nel suo percorso formativo. Sono migliaia gli studenti, spesso fuori sede, che non avendo altre possibilità sono costretti a rallentare gli studi per lavorare e pagare tasse sempre più esose”. Replica alle affermazioni del viceministro anche Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà: “Conosco tanti ragazzi e tante ragazze della mia regione che si sono laureati a 23 anni. E che a 28 sono all’ennesimo lavoro precario. Non li considero sfigati” mentre per Borghesi dell’Idv quelle pronunciate questa mattina da Martone sono “sentenze offensive”. Sulla questione è intervenuto anche il deputato della Lega Nord Davide Cavallotto che ha detto di trovare il giudizio del viceministro “superficiale e snob”. Tuttavia è soprattutto nel mondo virtuale che la polemica si infiamma. Il popolo di Facebook risponde con dure accuse e c’è chi in un post scrive: “Se hai 28 e non sei laureato sei una sfigato, se hai 38 anni e sei un viceministro sei un raccomandato”. I commenti piovono anche sul blog dello stesso Martone: “Io ho 29 anni e sono laureato, però vivo e lavoro fuori dall’Italia per colpa degli ‘sfigati’ come te che governano il paese”, e, ancora, “ma come fa a definire ‘comoda’ la situazione di chi paga per anni rette universitarie tra le più alte d’Europa, senza alcun sostegno al reddito e con un sistema di diritto allo studio sempre meno finanziato?”. I commenti non si risparmiano neppure sui blog e su altri social network ma c’è, tuttavia, anche chi esce fuori dal coro come Barbara che scrive su un blog “ha detto una sacrosanta verità”. Si schiera dalla parte del viceministro anche Daniela Santanché, deputato del Popolo della Libertà: “Martone ha assolutamente ragione. Chi scalda i banchi fino a 28 anni senza fare nient’altro è uno sfigato. Per fortuna che qualcuno ha avuto il coraggio di dirlo”. E tra polemiche, critiche e acide invettive arriva anche il chiarimento dello stesso viceministro che non pensava “di suscitare tali reazioni”: “Non mi riferivo a tutti quei ragazzi che per necessità, per problemi di famiglia o di salute o perché devono lavorare per pagarsi gli studi, sono costretti a laurearsi fuori corso – ha precisato – mi rivolgo piuttosto a tutti quegli studenti che, pur vivendo a casa con i genitori e non avendo avuto particolari problemi, si laureano ‘comodamente’ dopo i 28 anni”. “Dieci anni per una laurea quinquennale sono troppi – aggiunge Martone – soprattutto per un paese come il nostro nel quale il terzo debito pubblico del mondo si sta mangiando il futuro di intere generazioni”. “Per il resto – ha concluso – prometto in futuro di essere più sobrio ma sempre sincero”. (Gil – 24 gen)
