New York – A volte bastano poche righe su un giornale per trasformare una piccola cantina di provincia in un pezzo pregiato della produzione vinicola italiana. E’ quel che è successo alla giovane siciliana Arianna Occhipinti, citata dal New York Times in un pezzo firmato da Robert Parker, uno dei critici di settore più persuasivi. “Per alcuni il termine estremo, può significare senza aggiunta di anidride solforosa, un rischio, dal momento che questa sostanza chimica è stata utilizzata fin dall’antichità come stabilizzatore del vino – scrive Parker -. Senza di essa, il vino deve essere fatto con igiene scrupolosa, e trasportato e trattato con cura, o può rovinare. Altri accetteranno l’uso di zolfo, ma insistono sulla fermentazione il vino solo con lieviti ambiente, piuttosto che cercare di guidare la fermentazione, selezionando ceppi di lieviti particolari e aggiungerli al mosto.” Asimov poi aggiunge: “I migliori sono i vini che io amo: quelli frizzanti di Andrea Calek, i vini multiforme di Arianna Occhipinti, dalla Sicilia, la cuvée molto complesse di Jean-François Ganevat nel Giura, o il brillante di Josko Gravner in Friuli-Venezia Giulia”. (9colonne)