(2 feb) – Altro tassello. La cooperazione italiana brinda alla conclusione del progetto di assistenza sanitaria integrata a favore delle comunità dei rifugiati iracheni in Giordania. Un programma specifico, finanziato con un contributo di circa 560 mila euro, portato avanti negli ultimi mesi dall’organizzazione non governativa “Un Ponte Per…”, associazione di volontariato nata nel 1991 – subito dopo la fine dei bombardamenti sull’Iraq e l’inizio dell’embargo internazionale – con lo scopo di promuovere iniziative di solidarietà a favore della popolazione irachena colpita dalla guerra. Il rapporto di fine progetto è stato illustrato da Francesco Fransoni, ambasciatore d’Italia ad Amman, e dal capo missione di Upp, Tiziano Blasi. Fransoni ha chiarito in primis i destinatari del progetto, non rivolto esclusivamente “alla comunità irachena ospite in Giordania ma anche alle fasce più deboli della popolazione locale che vivono in condizioni precarie”. Più nel dettaglio è entrato Tiziano Blasi che ha avuto modo di riferire alcuni dei risultati raggiunti dal progetto. In particolare, la capacità dei quattro centri di assistenza sanitaria di base (Amman, Fuheis, Irbid e Zarqa) di assistere con una media giornaliera di circa 40-50 pazienti fino a ben 90 casi al giorno assistiti mediante l’attivazione dell’unità medica mobile, che ha raggiunto pazienti nelle zone più remote del Paese. Nell’ambito dei due anni di durata del progetto l’accesso gratuito all’assistenza di base è stato offerto a più di 3000 pazienti, mentre l’assistenza legale e psicosociale – fornita abitualmente dal partner locale JWU – è stata particolarmente rafforzata dal contributo italiano ed è stato possibile garantire più di 10 mila consultazioni a favore di donne che hanno subito maltrattamenti e abusi, assicurando loro protezione e sostegno. (red)
