Non solo caos e disagi per strade e autostrade. Il maltempo ha fatto danni anche nelle tasche degli italiani. Sono state diverse, infatti, le spese extra dovute all’allarme neve e gelo, affrontate in questi giorni dalle famiglie italiane. Tra le catene, la maggiore spesa alimentare e i consumi per energia, gas e benzina l’ondata di freddo siberiano ha pesato non poco sul bilancio familiare. Ma i danni si contano anche nella campagne e per i prodotti del made in Italy. Il maltempo è costato fino ad ora almeno 1,5 miliardi all’intero sistema produttivo tra i danni causati ed il fermo delle attività nel settore agricolo, industriale e dei servizi, anche pubblici. A stimarlo, infatti, è stata la Coldiretti che ha fatto sapere che in soli dieci giorni è stato bruciato lo 0,1 per cento del Pil realizzato dal Paese in un anno. “L’agroalimentare – sottolinea la Coldiretti – è stato il settore più colpito con danni stimati pari complessivamente a mezzo miliardo di euro lungo tutta la filiera (agricoltura, industria alimentare, distribuzione, trasporti) ma un conto pesante è pagato anche dai numerosi distretti dell’attività manifatturiera presenti nelle aree colpite dal maltempo, dalle calzature ai mobili fino agli elettrodomestici delle Marche, dalla ceramica dell’Emilia fino al commercio all’autotrasporto e alla pesca. Ai danni immediati determinati dal blocco delle attività vanno sommati – continua la Coldiretti – quelli strutturali con il crollo di intere strutture produttive, dai capannoni industriali alle stalle con la distruzione di macchinari e la morte di migliaia di animali allevati, tra mucche, pecore, cavalli, conigli e polli. Il conto per l’agricoltura – sostiene la Coldiretti – potrebbe salire in misura esponenziale perché con le temperature al di sotto dei dieci gradi per più giorni rischiano di essere compromesse anche le circa 100 milioni di milioni di piante di ulivo coltivate nelle zone interessate dal maltempo, al pari di quanto è avvenuto con le gelate del 1985. Una preoccupazione che riguarda anche i vigneti e gli alberi da frutto con la sopportazione media delle piante al freddo che va in via molto indicativa – aggiunge la Coldiretti, da -3 a – 5 per gli agrumi, da -10 a -12 per l’ulivo, da -16 a -18 per la vite, da – 18 a – 22 per drupacee quali ciliegio, albicocco e mandorlo, da -22 a -25 per pomacee, quali pero e melo. I danni alle piante – precisa la Coldiretti – sono destinati a compromettere le produzioni nel tempo poiché occorrono anni prima che prima che si possa sostituire la pianta e che quella nuova inizi a produrre. Le temperature di -23 gradi che sono state raggiunte nel 1985 hanno compromesso – ricorda la Coldiretti – il 90 per cento degli ulivi toscani ma danni superiori al 50 per cento si sono verificati in Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Molise e Basilicata. Se le condizioni climatiche dovessero ripetersi anche quest’anno, come prevedono molti meteorologi, sarebbe – sostiene la Coldiretti un vero disastro per una produzione simbolo del Made in Italy che concorre anche a segnare in modo indelebile il paesaggio in molte regioni. (red – 12 feb)
