SPECIALE LIBRI, “COSA RESTA DELL’OCCIDENTE?”
Gli occidentali hanno la sindrome del post (post-democrazia, post-secolarismo, post-eroismo). Sono epigoni di un Occidente la cui essenza è stata identificata classicamente nella “razionalità”. Cosa rimane oggi di questa razionalità, che ne è della sua pretesa di rappresentare un modello universale per tutte le culture? Queste le riflessioni su cui si incentra il volume di Gian Enrico Rusconi, dal titolo “Cosa resta dell’Occidente”, pubblicato da Laterza. La brutalità della crisi in corso smentisce la (presunta) razionalità del sistema economico-finanziario e produce mutazioni culturali e politiche che mettono in questione l’idea stessa di razionalità su cui si è costruita la civiltà dell’Occidente. Ne sono coinvolti non solo i presupposti normativi della democrazia ma l’insieme dei cosiddetti ‘valori occidentali’. Il saggio riesamina i criteri della razionalità occidentale ripercorrendone i passaggi essenziali, dalla ridefinizione della modernità al confronto con le altre culture, sino all’elaborazione della scienza dell’uomo-natura. Soltanto affrontando questi problemi possiamo recuperare quella razionalità senza la quale l’Occidente rischia di perdere se stesso. (Red)
SPECIALE LIBRI, “LE REGOLE DELLA NEBULOSA” DI AMBRA SOMASCHINI
A Londra, Augusta e James si incontrano, si conoscono e, una sera d’estate, diventano amanti. Un amore fatto di sesso, di libri letti ad alta voce tra le lenzuola, di cibi e profumi. Una passione travolgente, impetuosa, inarrestabile. Intorno a loro, la vita di ogni giorno. Il lavoro, gli affetti, i sogni, le sfide, le delusioni. E i viaggi: Toronto, New York, Aix-en-Provence, Dakar. Mariti, mogli, figli, amici e altri amanti, ognuno con i propri sentimenti, ognuno con la propria storia che si intreccia a quella di Augusta e James. Questa la trama di “Le regole della nebulosa” di Ambra Somaschini, pubblicato dalla casa editrice Feltrinelli. Un romanzo potente e attuale, che parla della fragilità dei legami affettivi e dell’amore prima, durante e dopo l’amore. Un ritratto vivido e acuto dei sentimenti come li viviamo oggi, con tutte le loro ambiguità e contraddizioni. Un esordio sorprendente, traboccante di sapori, musica, colori e vita. (PO / Red)
SPECIALE LIBRI, “VOCI DAL LAGER” DI AVAGLIANO E PALMIERI
Nel dopoguerra gli ex deportati si trovarono “immersi in un dolore che rifiuta l’espressione narrativa”, che ebbe tra le sue ragioni di fondo il “tentativo di rimuovere una esperienza troppo forte, troppo violenta, capace di mettere in discussione radicalmente le nostre certezze di uomini occidentali e per questo profondamente inquietante”, la paura di non essere creduti, la difficoltà di esprimere compiutamente l’orrore vissuto, il senso di colpa per essersi salvati, il rifiuto da parte di editori, storici, mass media di ascoltare e di far conoscere quanto era accaduto nei campi di concentramento tedeschi. Questo insieme di fattori ha determinato un vuoto di memoria e di conoscenza che ancora oggi stenta ad essere pienamente colmato, in modo particolare per i deportati politici e i lavoratori coatti, ai quali è dedicato “Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945” di Mario Avagliano e Marco Palmieri, edito da Einaudi. In questo studio – parte di un progetto più ampio sulle lettere e i diari dell’epoca nell’ambito del quale Einaudi ha già pubblicato “Generazione Ribelle”, “Gli Internati Militari Italiani” e “Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia” – si è deciso di prendere in esame contestualmente i deportati politici e i lavoratori coatti poiché, per quanto le due vicende sono profondamente diverse tra di loro, hanno significativi punti d’incontro nella comune esperienza della deportazione (intesa in senso ampio di sradicamento forzato e punitivo dalla propria vita e dalla propria terra), della reclusione nei lager o nei campi speciali per lavoratori (sottoposti a un livello esistenziale più o meno subumano) e del lavoro coatto finalizzato allo sfruttamento e, in ultima istanza, all’annientamento psicologico, morale oltre che fisico dei nemici del nazismo. (Red)
SPECIALE LIBRI, LA STORIA SURREALE DI “C’E’ MA NON SI”
Durante una cena in un’elegante casa di Greenwich un amico di un amico dei padroni di casa si alza da tavola e non torna più. Si scopre che si è chiuso nella stanza degli ospiti e non ha la minima intenzione di uscire. Perché ha preso questa decisione? Cosa spera di ottenere? E soprattutto chi è Miles Garth? Questo l’inizio della trama di “C’è Ma Non Si” di Ali Smith. Gen, la padrona di casa, si mette alla ricerca di amici e parenti del suo ospite indesiderato che possano convincerlo a desistere dal suo proposito inspiegabile. Comincia così una carrellata di personaggi, ricordi, situazioni buffe o commoventi che prendono spunto dalla presenza/assenza di Miles, ma in realtà sono un’occasione per la scrittrice di esplorare vari aspetti della vita quotidiana nell’Inghilterra di oggi. (Red)
SPECIALE LIBRI, IL NUOVO DELL’ITALIA E’ NEL PASSATO
Come si può progettare un futuro, anche il più audace e tecnologicamente spregiudicato, se non si è consapevoli del passato che ci ha preceduto ma che tuttavia perdura in noi? I beni culturali sono, con l’istruzione e la ricerca, non la ciliegina sulla torta, bensì la torta stessa dell’Italia futura. Queste le tematiche del volume “Il nuovo dell’Italia è nel passato” di Andrea Carandini, edito da Laterza. “Il nostro paesaggio – scrive l’autore, professore emerito di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana alla Facoltà di Scienze umanistiche dell’Università di Roma La Sapienza – sono gli avi, siamo noi, è il futuro dei nostri figli. Soltanto 83 generazioni ci separano dalla fondazione di Roma: sono queste generazioni le simboliche autrici delle nostre campagne e città. Non possiamo annientarle distruggendo in poco tempo millenni di fatiche e di ingegno”. (Red)
