E’ il giorno del ricordo e della riflessione, del bilancio e delle lacrime: a un anno esatto dal sisma che provocò lo tsunami e l’incidente nucleare a Fukushima, il Giappone si è fermato. Con un minuto di silenzio alle 14.46, le 6.46 in Italia, il Paese ha ricordato i 16.000 morti e i 3.300 dispersi vittime delle tragedia. Una catastrofe triplice che oggi si è racchiusa in un momento di emozione nazionale. La commemorazione ufficiale si è tenuta al Teatro nazionale di Tokyo e ha visto la partecipazione dell’ imperatore Akihito, con la consorte Michiko. Non poteva mancare il premier Yoshihiko Noda che ha assicurato che la ricostruzione verrà completata “il prima possibile”: “Adempiremo alla nostra missione di realizzare la rinascita di questo Paese” ha detto. Noda ha poi voluto precisare che il Giappone ha bisogno di rafforzare “le misure di prevenzione”: “Non dobbiamo dimenticare la tragedia – ha sottolineato – ma trasmetterla alle nuove generazioni per un futuro più sicuro”. Intanto anche Legambiente partecipa oggi in Francia alla catena umana di 235 chilometri che congiungerà Lione ad Avignone per dire “no” al nucleare: un’iniziativa pacifica promossa dall’associazione Sortir de nucleaire che, a un anno dallo tsunami e dall’incidente alla centrale giapponese di Fukushima, richiama l’attenzione sui rischi del nucleare e chiede a gran voce la denuclearizzazione della Francia insieme a una profonda riconversione green del sistema energetico di quel paese fondata su rinnovabili ed efficienza. “Che il nucleare sia una fonte energetica in costante declino fa sapere Legambiente – è confermato anche da un recente rapporto dell’AIEA elaborato sui dati precedenti all’incidente di Fukushima, secondo il quale il contributo del nucleare alla produzione totale di elettricità nel mondo sarebbe passato dal 13,5% del 2010 al 6,2% del 2050. E con l’abbandono dei programmi nucleari di paesi come la Germania e la Svizzera e il ripensamento di paesi fortemente nuclearizzati come il Giappone, in seguito al terribile incidente di Fukushima, questo dato è destinato a diminuire ulteriormente condannando inesorabilmente il nucleare a scomparire dalle fonti di produzione di energia elettrica”. (red – 11 mar)
