“L’obiettivo rimane l’accordo con le parti sociali, da realizzare entro il 23 marzo”, anche se “non è che ci impicchiamo all’albero”. Lo ha detto il ministro del Lavoro Elsa Fornero nel corso della sua audizione alla commissione Lavoro del Senato. “Come governo siamo relativamente pronti a presentare delle proposte su cinque aspetti fondamentali”, ha aggiunto il ministro, sottolineando che comunque “si sta ancora discutendo su tutto”. I cinque punti, ha ricordato, riguardano l’ordinamento dei contratti, il sistema degli ammortizzatori sociali, la flessibilità in uscita, politiche attive e servizi per il lavoro. Dunque, come è andato l’incontro con i sindacati? “Bene”, risponde il ministro del Lavoro. E alla domanda se fosse ora più fiduciosa su una conclusione positiva della trattativa dopo l’incontro con le rappresentanze sindacali, Fornero risponde: “Non sono mai stata poco fiduciosa”. Oltre ai “cinque aspetti fondamentali” che fanno parte della riforma del lavoro sul tavolo della trattativa tra parti sociali e governo, il ministro Fornero pensa di inserire nel provvedimento allo studio altri “elementi” come un intervento sull’occupazione delle donne in cui sia contenuta anche la misura contro le dimissioni in bianco, i congedi parentali, norme sul lavoro dei disabili e “possibilmente una piccola, ma magari non senza significato, misura che può riguardare il tema del lavoro degli immigrati”. “Mio intendimento sarebbe mettere lì – ha chiarito il ministro – utilizzando anche l’aiuto del Parlamento, la norma sulle dimissioni in bianco”. Fornero infatti, difendendosi dalle accuse di chi le rimprovera di non essere ancora intervenuta su questo argomento, ha spiegato che “avendo una riforma del mercato del lavoro in cantiere ci è sembrato più logico e forse anche più rapido inserire una soluzione, speriamo efficace, all’ interno di questo capitolo chiamato ‘occupazione femminile'”. Riguardo l’espressione usata dal ministro del Lavoro Elsa Fornero sulla “paccata di soldi”, che ha suscitato reazioni polemiche da più parti, “non voleva dire che se non c’è l’ accordo non ci sono i soldi, voleva dire che non si vede perché questi soldi debbano essere messi prima. Ma se c’è l’ accordo tutto si discute insieme e con le parti” mentre “se non c’è l’ accordo il governo fa la sua scelta e finanzia quella scelta avendo in mente il Paese”. (PO / Pif)
