(15 mar) – “Sono semplicemente una biologa che si è ritrovata in Scozia per inseguire il sogno della ricerca scientifica, un sogno iniziato tra i banchi di scuola e alimentato poi nelle aule e laboratori dell’Università Federico II di Napoli. Mi occupo dello studio di un soppressore tumorale, un regolatore chiave della crescita, sopravvivenza e motilità cellulare la cui perdita o alterazione è causa scatenante di molti tipi di cancro”. Laura Spinelli ha 29 anni e dal 2008 vive a Dundee, la quarta città più popolosa della Scozia. Da qualche giorno ha discusso la sua tesi di dottorato e ha ottenuto il suo “degree of Doctor of Philosophy”: “Per il momento – assicura la biologa campana – continuerò a lavorare al mio progetto qui a Dundee, poi si vedrà in quale altro posto il mio sogno mi porterà”. Parla di sogni Laura, che crede in quello che fa e che con entusiasmo e passione racconta così dei suoi studi: “Una domanda che mi sento fare continuamente è ‘fai ricerca sul cancro?’, ‘A che punto è lo studio della cura?’. Io spiego sempre che i tipi di cancro sono tanti e che le cause scatenanti sono ancora più numerose: un organismo funziona normalmente se le cellule che lo compongono sono capaci di comunicare tra di loro e l’alterazione di questa rete di comunicazione è una delle maggiori caratteristiche di sviluppo di cancro e altre malattie. Dunque punto centrale del progetto di cui mi occupo, è capire e individuare le cause di tali alterazioni di segnale. In particolare, ho centrato il mio studio su un soppressore tumorale, Pten, regolatore chiave della crescita, sopravvivenza e motilità cellulare. Prima ancora di pensare alla cura – spiega la giovane ricercatrice – dobbiamo capirne le cause. Ogni giorno un pezzo di puzzle viene aggiunto: la strada è lunga e difficile – ammette – ma siamo pieni di entusiasmo e buona volontà”. La storia di Laura, originaria di un paese del salernitano, è quella di tanti giovani ricercatori che decidono di lasciare l’Italia spinti dalla voglia di crescere e imparare, desiderosi di lavorare ed affermarsi, di fare un passo avanti che forse è difficile fare nel nostro Paese. Non esclude però che un domani potrebbe rientrare a Napoli: “Un giorno, se le condizioni me lo permetteranno, ritornerò in Italia. Il problema però – spiega Spinelli – è che in Italia sono ancora in pochi, o comunque non abbastanza, a credere nella ricerca come punto di forza da sostenere e privilegiare per poter primeggiare tra ‘le Grandi’. C’è – continua la biologa – ancora troppo poco spazio per i giovani ricercatori, uno spazio che poi, come me, trovano all’estero. C’è ancora molto lavoro da fare per far sì che ‘la cultura del merito’ diventi il metodo selettivo. In Italia abbiamo grandi ‘cervelli’ e strutture all’avanguardia, quello che manca è un buon manager che controlli e distribuisca i fondi: una migliore organizzazione-sistema che permetta ai giovani di far carriera più facilmente. Per merito, ovviamente”. Secondo la studiosa occorre “ridimenzionare questa struttura accademica gerarchica e indistruttibile in cui i più anziani restano attaccati al loro ‘posto” in eterno'”: “Abbiamo bisogno di credibilità – dice Laura convinta – il fatto che in tanti trovino lavoro e apprezzamento all’estero significa che possiamo essere competitivi. Perché – si chiede allora la biologa – non possiamo usare le nostre idee e rendere l’Italia competitiva?”. (Gil)
