A RIMINI CAPOLAVORI DA VERMEER A KANDINSKY
“Da Vermeer a Kandinsky” è la grande mostra che fino al 3 giugno presenta a Rimini, a Castel Sismondo, 70 opere per uno spettacolare viaggio nella storia dell’arte . Dai capolavori della pittura veneta del Cinquecento con opere di Tiziano, Veronese, Lotto, Tintoretto al classicismo seicentesco di Annibale Carracci, Guercino, Mattia Preti, Guido Reni, Luca Giordano, al fascino settecentesco nella Venezia di Tiepolo, Guardi e dei grandi vedutisti Canaletto e Bellotto. Dall’Italia alla Spagna con una ampia, spettacolare sezione dedicata a “El siglo de Oro”, ovvero alla grande arte iberica del Seicento, con Velázquez, Murillo, El Greco, Ribera, Zurbarán. Dal Secolo d’Oro spagnolo a quello, non meno prezioso, d’Olanda, con Vermeer, Van Dick, Ter Brugghen e Van Honthorst. E ancora si avanza nel tempo con le opere di Hogarth, Turner, Constable, Van Gogh, Manet, Courbet, Monet, Degas, Renoir, Sisley, Pissarro. Infine il gran finale con Matisse, Picasso, Mondrian, Bacon con uno strepitoso trittico, Morandi e Kandinsky. (grm)
LA “SCOPERTA” ITALIANA DI MARCEL BROODTHAERS
Marcel Broodthaers (1924-1976) è considerato una delle figure più rivoluzionarie ed influenti nell’arte del ‘900 ma è pressoché sconosciuto al pubblico italiano. “L’espace de l’écriture”, fino al 6 maggio al Museo d’Arte Moderna di Bologna, è la prima retrospettiva completa in Italia dedicata all’artista belga, considerato uno dei padri fondatori dell’Institutional Critique. Oggetti, stampe fotografiche, incisioni, diapositive, edizioni, libri, installazioni e film, realizzati tra il 1968 e il 1975, documentano i temi principali della poetica dell’artista che ruota intorno al funzionamento del linguaggio, verbale e visivo, ereditato da Stéphane Mallarmé e René Magritte. E’ proprio quest’ultimo, nel 1946, a regalare a Broodthaers, allora giovane poeta, una copia dell’ultima opera di Mallarmé “Un Coup de Dés”, un testo visivamente e concettualmente rivoluzionario, costituito da un’unica lunga scrittura senza punteggiatura in cui le parole sono distribuite apparentemente a caso sulle pagine, composte in caratteri e in corpi differenti e circondate da diversi margini di bianco. L’azzeramento del tradizionale concetto di spazio che Mallarmé compie con questa opera agisce come una folgorazione sul percorso artistico di Broodthaers, portandolo nel 1969 a trasfigurare le parole di quell’opera in una struttura visuale di righe e blocchi tipografici neri e grigi.
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HENRI CARTIER-BRESSON PER IMMAGINI E PAROLE
“Henri Cartier-Bresson. Immagini e parole” è il titolo della mostra organizzata da Contrasto, Magnum Photos e Fondation Cartier-Bresson che si tiene fino al 6 maggio a Roma, a Palazzo Incontro, promossa dalla Provincia nell’ambito del Progetto ABC Arte Bellezza Cultura. Vengono presentate 44 fotografie tra le più suggestive del grande maestro della fotografia in bianco e nero, accompagnate dal commento di Aulenti, Balthus, Baricco, Cioran, Gombrich, Jarmusch, Kundera, Miller, Scianna, Sciascia, Steinberg e Varda. Una selezione di capolavori unici – forse le più incisive e celebri fotografie del grande autore francese – ognuna “chiosata” dalle parole affettuose e autorevoli di intellettuali, scrittori, critici, fotografi o anche semplicemente grandi amici del maestro, invitati a commentare ognuno la sua immagine preferita tra le tante, immortali, scattate da Cartier-Bresson.
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A TREVISO RICOSTRUITA LA CORTE IMPERIALE MANCIU’
“Manciù. L’ultimo imperatore”, fino al 13 maggio alla Casa dei Carraresi di Treviso, in occasione del quarantennale dei rapporti tra Cina ed Italia ed inserita nel programma ufficiale dell’Anno della Cina in Italia, espone pezzi eccezionali, alcuni mai visti in mostre precedenti, sulla dinastia Manciù, l’ultima a governare la Cina fino al 1911, dopo oltre 260 anni di regno e molti eventi bellici: dal guardaroba dell’imperatore Pu Yi e di altri alle preziose collezioni dell’Imperatrice Cixi – che in via del tutto eccezionale arrivano in Italia direttamente dal Palazzo Changchun – ai ritratti di 12 imperatori della dinastia Qing che regnarono dal 1644 al 1911; dalle armi ed uniformi degli imperatori Kangxi e Qianlong ad una vasta esposizione di gioielli arricchiti di pietre preziose appartenuti ai dignitari di corte; ai ritrovamenti della dinastia Manciù, esposti per la prima volta, e recuperati da Adriano Madaro seguendo il tracciato della Via della Seta. In mostra anche il trono di Mukden, accompagnato da altre suppellettili della celebra reggia. La mostra, che documenta un periodo come quello della dinastia Qing, segnato da guerre intestine, vede come “pezzi forti” anche le spade di Dorgun e Nurhachi accompagnati da armi da fuoco e preziosi finimenti usati in battaglia.
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I VEDUTISTI FRANCESI A ROMA
“Luoghi comuni. Vedutisti francesi a Roma tra il XVIII e il XIX secolo” è il titolo della mostra che, fino al 27 maggio al Museo di Roma in Palazzo Braschi, presenta le opere degli artisti francesi che operarono a Roma tra la metà del Settecento e i primi anni dell’Ottocento: da “Hubert delle rovine” – com’era soprannominato il pittore parigino Hubert Robert – ad Abraham Louis Rodolphe Ducros, da Francois Marius Granet a Victor Jean Nicolle. Acquerelli e incisioni in mostra presentano visioni insolite dei grandi monumenti della Città Eterna ma non mancano le struggenti, preromantiche, visioni della campagna romana. La mostra, promossa dall’assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale, presenta una selezione di oltre settanta opere realizzate durante il soggiorno in città di pittori legati quasi tutti alla cerchia che gravitava intorno all’Accademia di Francia. La prestigiosa istituzione, creata da Luigi XVI per consentire ai giovani artisti francesi di perfezionarsi a Roma, dopo la prima sede in Palazzo Mancini a via del Corso, ancora oggi è ospitata nella Villa Medici dove fu trasferita, nel 1803, per volere di Napoleone. Gran parte delle opere presentate provengono da due importanti collezioni del Museo di Roma: la raccolta di Basile de Lemmerman (1898-1975) e quella di Anna Laetitia Pecci-Blunt (1885-1971).
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A PADOVA SI RACCONTA L’ARIA
Padova, 16 mar – Impalpabile, invisibile eppure vitale e essenziale: è l’aria. E’ a questo elemento che è dedicata la rassegna biennale di illustrazione “I colori del sacro”, giunta alla sesta edizione e che si tiene fino al 3 giugno sotto le medievali volte delle Gallerie del Palazzo Vescovile di Padova, sede del Museo Diocesano. Presenti le opere di 90 artisti dei cinque Continenti che raccontano l’aria in infiniti modi, riferendosi alle più diverse culture e tradizioni. Com’è nella tradizione di questo fortunato progetto espositivo e culturale, la mostra è il motore di un ventaglio di proposte didattiche, di occasioni di approfondimento e confronto rivolte ai più giovani, dai bambini delle materne ai ragazzi delle superiori, ma anche e soprattutto alle famiglie, invitate a godere insieme di questa intelligente immersione nei colori e nella fantasia. (grm)
