(16 mar) – Eurostat, l’Istituto statistico dell’Unione europea, ha pubblicato gli ultimi dati contabili armonizzati a livello europeo sulla spesa pubblica per la protezione sociale nei 27 paesi Ue. I dati, aggiornati al 31 dicembre 2009, prendono in conto 8 tipi di prestazioni sociali: malattia, invalidità, vecchiaia, pensioni per i superstiti, famiglia, disoccupazione, edilizia sociale e lotta all’esclusione sociale. In media, i 27 paesi dell’Unione europea investono nelle politiche sociali il 28,4% del loro Pil ma le differenze tra paese e paese sono molto rilevanti. Svezia, Danimarca, Germania e Francia investono nelle politiche sociali oltre il 30% del Pil. Bulgaria, Romania, Slovacchia e Lettonia meno del 20%. Più interessante è la spesa pro-capite a parità di potere di acquisto (Pps). Il Lussemburgo investe in protezione sociale 15.000 euro per abitante mediamente. I paesi nordici tra i 9.000 e i 10.000 euro pro-capite. L’Italia è nella media Ue, con circa 7.000 euro per abitante. Tutti i paesi dell’ex blocco socialista sono tra i 2.000 e i 5.000 euro pro-capite. L’Italia è il paese che spende di più per gli anziani (pensioni di vecchiaia e superstiti). Questo dato si spiega in gran parte con la più alta percentuale anziani a livello europeo: in Italia gli over 60 sono infatti il 26,1% della popolazione. E fra questi, oltre i 2/3 sono donne, ossia le principali beneficiarie delle prestazioni per i superstiti. Anche la Polonia ha un’alta spesa pensionistica, proporzionalmente addirittura maggiore dell’Italia. Eppure la Polonia è, al contrario dell’Italia, uno dei paesi con meno anziani (18%). Altro elemento da considerare – secondo l’Osservatorio Inca – è che le prestazioni del trattamento di fine rapporto (Tfr) vengono calcolate, e questo avviene soltanto nel nostro paese, come spesa pensionistica. Infine, i dati raccolti da Eurostat sulla spesa sociale sono calcolati sempre al lordo dell’imposizione fiscale e non tengono quindi conto delle risorse che rientrano nelle casse dello Stato nei paesi, come ad esempio l’Italia, dove le pensioni sono tassate. Tuttavia, anche tenendo conto di questi argomenti, è proprio l’articolazione della spesa sociale italiana ad essere effettivamente sbilanciata. Nel nostro paese, infatti, tutte le altre spese sociali, invalidità, famiglia, disoccupazione, edilizia sociale e lotta all’esclusione sociale, sono sempre assai più basse rispetto alla media dei paesi europei: tra i 27 paesi dell’Ue, l’Italia è al 22° posto per le spese in favore dei disabili, al 24° per le spese in favore della disoccupazione, al 25° per la famiglia e siamo gli ultimi d’Europa (ossia 27° su 27) per quanto riguarda la spesa per l’edilizia sociale e per la lotta all’esclusione. Siamo in fondo alla classifica anche per quanto riguarda l’andamento globale della spesa annua. Tra il 2008 e il 2009, la spesa sociale a prezzi costanti è aumentata del 2,6% nella media Ue, del 3,3% in Olanda, del 4,2% in Spagna, del 7% in Irlanda. Nello stesso periodo, in Italia la spesa sociale è aumentata dell’ 1,5%.
Fonte:
http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-SF-12-014/EN/KS-SF-12-014-EN.PDF
