(19 mar) – Il Friuli Venezia Giulia e le regioni del centro Italia offrono agli stranieri le migliori condizioni di inserimento socio-occupazionale e il più alto indice potenziale di integrazione. Dopo il Friuli (con un valore dell’indice di 70,6 su scala 1 a 100) vengono la Toscana (66,0) e l’Umbria (65,7). Seguono il Veneto (63,3), l’Emilia Romagna (63,1) e il Trentino Alto Adige (62,1). Seguono Liguria (60,7), Marche (59,9), Lombardia (56,6), Piemonte (56,4) e Valle d’Aosta (52,2). Il Lazio, con un indice di 49,2 si colloca al 14° posto nella graduatoria nazionale, dopo l’Abruzzo (51,6) e incorniciato tra le due Isole, la Sicilia (49,8) e la Sardegna (46,0). Agli ultimi 5 posti della graduatoria le rimanenti regioni del Sud Italia. Lo rileva l’VIII Rapporto del CNEL sugli Indici di integrazione degli immigrati in Italia, realizzato in collaborazione con la DG dell’immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro. L’indagine misura il grado di attrattività che province, regioni e grandi aree nazionali esercitano sulla popolazione straniera in Italia e il livello di inserimento sociale e occupazionale degli immigrati. Il Rapporto si serve di 15 indicatori statistici, suddivisi in 3 gruppi tematici di 5 indicatori ciascuno. Il Rapporto del Cnel rileva anche come l’imprenditoria straniera in Italia sia un fenomeno in costante crescita anche se non sempre è il frutto di spirito d’iniziativa, essendo spesso obbligato da circostanza estreme (ultimo tentativo di restare ancorati a uno status di regolarità) o dal ricatto di datori di lavoro che mascherano il rapporto dipendente con un contratto a partita Iva. In ogni caso, su un totale nazionale di 6.085.105 titolari d’impresa registrati nel 2009, quelli di cittadinanza estera erano 216.382, pari al 3,6% del totale.
