Che piaccia o no, il testo è pronto. Adesso la palla passa al Parlamento che avrà il delicato compito di far diventare legge o meno il ddl di riforma del mercato del lavoro approvato oggi dal Consiglio dei ministri. Una riforma presentata dal governo come “lungamente attesa dal Paese, fortemente auspicata dall’Europa, e per questo discussa con le parti sociali con l’intento di realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo”, ma che è diventata terreno di battaglia per la revisione dell’articolo 18 che non piace ai sindacati e che è riuscita a spaccare il Partito democratico. A tal punto che lo stesso Consiglio dei ministri, nel comunicato stampa post riunione, ha parlato di approvazione “salvo intese”: una scorciatoia che lascia spazio a emendamenti e modifiche sul testo elaborato dal ministro del Lavoro Elsa Fornero. In sede di Cdm, infatti, niente è cambiato sul reintegro per i licenziamenti economici per cui “il datore di lavoro potrà essere condannato solo al pagamento di un’indennità”.
Il testo prevede sette macro-aree di intervento sull’intero mercato del lavoro, che coinvolgono, oltre alle tutele dei lavoratori in caso di licenziamento illegittimo, anche gli istituti contrattuali, la flessibilità e le coperture assicurative, i fondi di solidarietà, l’equità di genere e le politiche attive. Il nuovo impianto del mercato delle professioni varato dal governo attribuisce massimo valore all’apprendistato che diviene “il trampolino di lancio verso la maturazione professionale dei lavoratori”. Il testo prevede anche la salvaguardia e l’estensione della cassa integrazione guadagni ai settori finora non coperti e una tutela speciale per i lavoratori anziani che crea “una cornice giuridica per gli esodi con costi a carico dei datori di lavoro”. Interventi mirati per l’equità di genere per potenziare l’accesso delle donne alle posizioni di vertice. Ultima area di intervento quella delle politiche attive e i servizi per l’impiego con l’obiettivo di creare canali di convergenza tra l’offerta di lavoro e la domanda. (Ram – 23 mar)
