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Una favola noir per Carola Susani

it@withub.it by it@withub.it
23 Marzo 2012
in Archivio speciali - Libri
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UNA FAVOLA NOIR PER CAROLA SUSANI
In una giornata di sole, sette ragazzini entrano a Roma a piccoli gruppi. Sono vestiti poveramente e hanno poco bagaglio: chi una borsa da mare, chi uno zaino con una pianola, chi un sacco da cui spunta una coperta. Insieme a loro c’è un adulto. Hanno attraversato l’Europa con mezzi di fortuna, ma non sono dei rom. Sono bambini rapiti. Uno dopo l’altro, nei mesi precedenti, sono stati sottratti alle loro famiglie da un uomo ombroso ed enigmatico, dal passato misterioso, che chiamano “Il Raptor”. La cosa ancora più misteriosa sta tuttavia nel fatto che nessuno di questi bambini sembra sentire la mancanza dei genitori. In breve tempo, hanno dato vita a una comunità autosufficiente, con regole e rituali tutti propri, e ora stanno bene attenti a non dare troppo nell’occhio perché la cosa peggiore che potrebbe capitargli è di tornare a casa. Ma tutti i viaggi – specie quelli iniziatici – hanno un inizio e una fine. Sospeso tra favola nera, parabola sull’esistenza, storia di formazione: questo è “Eravamo bambini abbastanza”, il nuovo romanzo di Carola Susani edito da Minimum Fax (euro 13,50, pp. 211). L’autrice è nata a Marostica (Vicenza) nel 1965. Nel 1995 è uscito con Giunti il suo primo romanzo “Il libro di Teresa”. Nel 2006 minimum fax ha pubblicato la sua raccolta di racconti “Pecore vive”, opera selezionata al Premio Strega 2007. (PO / Naf)

“UN’ULTIMA STAGIONE DA ESORDIENTI” DI CRISTIANO CAVINA
Erano tredicenni d’assalto: mettevano il calcio sopra ogni cosa. Il dio del calcio era il loro dio. E il mister il suo profeta. L’estate macinavano polvere nel campetto di ghiaia. Appuntamento alle sette del mattino per la prima partita, e avanti fino a sera. Stava per cominciare la terza media, ma è solo un dettaglio. Era il calendario delle partite a scandire le tappe di un’avventura. Sprofondavano nella Bassa, sotto un cielo esagerato, circondati da milioni di peschi. Si inerpicavano tra i monti, su campetti gelati, in fondo a tornanti interminabili. Per scardinare squadre di geometri ben pettinati, che li disorientavano con finte, passaggi di prima e triangoli di perfezione assoluta. Era il calcio che giocavano allora. Bruciava nel loro sguardo, e li faceva uscire dagli spogliatoi con i borsoni in spalla, fieri come i paracadutisti. La Marco y marcos ha appena ripubblicato in edizione economica “Un’ultima stagione da esordienti” (euro 10, pp. 372), il romanzo di Cristiano Cavina uscito per la prima volta nel 2006 che racconta le avventure di un gruppo di ragazzini patiti del calcio. L’autore di Casola Valsenio, nell’Appennino faentino, è arrivato al successo con i primi suoi due romanzi “Alla grande” e “Nel paese di Tolintesac” con il quale si è aggiudicato rispettivamente il premio Tondelli e il premio Fenice Europa. (Naf)
“LIBERE SEMPRE”, LE DONNE DI MARISA OMBRA
Come è potuto accadere che lo slogan femminista “il corpo è mio e lo gestisco io” si sia ribaltato in una forma di schiavitù volontaria? È la domanda di fondo di “Libere sempre”, volume appena edito da Einaudi (euro 10, pp. 83) di Marisa Ombra. Una donna di 87 anni, ex partigiana, scrive una lunga lettera a una ragazza di 14 anni incontrata in un parco. Una lettera sulla libertà, la bellezza e la dignità delle donne. L’autrice racconta la guerra partigiana, la propria anoressia, i rapporti tra ragazzi e ragazze in montagna, e il senso di pericolo e futuro da cui tutti si sentivano uniti. Il ricordo della lotta di liberazione delle donne si contrappone, così, al disagio di vedere che, oggi, per molte ragazze, libertà significa libertà di mettere all’incasso la propria bellezza. Marisa Ombra è nata ad Asti il 30 aprile 1925. Staffetta partigiana attiva nei Gruppi di difesa della donna clandestini, è stata dirigente dell’Unione donne italiane e presidente della cooperativa Libera Stampa, editrice del settimanale “Noi donne”. Nel 2006 è stata nominata Grande Ufficiale della Repubblica. È vicepresidente nazionale dell’Anpi. (PO / Naf)

“LA SPONDA DELL’UTOPIA” DI TOM STOPPARD
Sellerio pubblica la più grande opera teatrale di Tom Stoppard: la trilogia che ripercorre trentacinque anni di storia russa (dal 1833 al 1868). Protagonisti sono l’anarchico Bakunin, il rivoluzionario filosofo Herzen, il critico letterario Belinskij e il romanziere Turgenev: i loro sogni utopici e le loro storie private, le passioni, le delusioni, le speranze, i tormenti. “La sponda dell’utopia” (euro 15, pp. 408) racconta un dramma che si svolge nel meraviglioso mescolarsi di pubblico e privato, di discorsi senza tempo e minuterie da saletta di servizio, di tragiche grandezze e timidi tentativi amorosi. Nel tinello domestico della vita quotidiana, dove il fallimento ideologico si accompagna al disastro personale. L’opera si articola in tre tempi: “Viaggio”, dal 1833 al 1844, nella tenuta russa dei Bakunin (quando Michail e gli amici Belinskij, Herzen e Turgenev sono intorno ai vent’anni); “Naufragio”, nell’esilio tra il 1846 e il 1852, a Parigi (del 1848), Dresda, Nizza; “Salvataggio”, nell’emigrazione dal 1853 al 1868, a Londra e Ginevra. Trentacinque anni nevralgici: la storia ideologica d’Europa rivive per figure nel ritmo incalzante del grande teatro, nelle battute ironiche e sferzanti, nei momenti di struggimento. Andato in scena a Londra nel 2002, e in seguito a New York e a Tokyo, “La sponda dell’utopia” sarà dato in Italia, a Torino e a Roma, nel corso di questa primavera per la regia di Marco Tullio Giordana. Nato in Cecoslovacchia ma inglese d’adozione, Tom Stoppard (classe 1937) ha scritto per la TV e per il teatro. Fra i suoi lavori: “Jumpers”, “Travesties” e “The Real Inspector Hound”. (Naf)

DA DOVE VIENE LA CRISI? RISPONDE ÉRIC TOUSSAINT
“Da dove viene la crisi?”: Éric Toussaint risponde a questa domanda nel volume pubblicato dalle Edizioni dell’Asino, un’agile guida sulle origini della crisi e sulle responsabilità del capitalismo finanziario. Ripercorrendo le tappe che hanno segnato l’affermazione dell’ideologia neoliberista che da trent’anni governa l’economia del pianeta, Toussaint mette in guardia dal rischio di continuare a percorrere la strada del culto feticista del mercato, la stessa strada che ha generato la crisi economica attuale e che non è in grado di indicare soluzioni per uscirne. Un utile strumento per capire finalmente quello che sta succedendo alle nostre economie e alle nostre società. (Red)

 

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