“Se il Paese attraverso le sue forze sociali e politiche non si sente pronto per quello che noi riteniamo un buon lavoro non chiederemmo di continuare per arrivare a una certa data”: da Seoul, tappa del suo primo viaggio in Asia, il presidente del Consiglio Mario Monti torna a parlare della riforma del lavoro, avvertendo che il governo non è disposto a tutto per arrivare fino alla scadenza della legislatura, nel 2013. Il premier, riconoscendo comunque come il Paese si sia mostrato finora più pronto di quello che immaginasse, prende in prestito una frase di Giulio Andreotti per spiegare la sua posizione: “Un illustrissimo uomo politico diceva: ‘meglio tirare a campare che tirare le cuoia’. Per noi nessuna delle due espressioni vale perché l’obiettivo è molto più ambizioso della durata ed è fare un buon lavoro”. Alle parole del presidente del Consiglio replica il segretario del Pd Pierluigi Bersani: “Il Paese è prontissimo e il presidente Monti lo ha già visto ma per aiutare il Paese ed affrontare l’emergenza bisogna che ci sia un buon dialogo e non un distacco tra la sensibilità del Paese e l’azione del governo”. Bersani assicura di non vedere “all’orizzonte una crisi di governo sulla riforma del mercato del lavoro”, che però deve essere cambiata. Il segretario democratico accoglie poi favorevolmente la proposta di Maurizio Sacconi di fare una verifica di maggioranza sulla riforma: “Il presidente del Consiglio – chiede l’ex ministro del Lavoro – convochi i partiti” in modo da evitare “un percorso legislativo allo sbando, un Vietnam Parlmentare”. Dal Terzo Polo, il leader dell’Udc Pierferdinando Casini sottolinea che “la situazione drammatica in cui versava il paese non si è esaurita, per questo il governo deve continuare”. (Roc – 26 mar)