(27 mar) Con una laurea in legge si possono fare mille cose. O almeno ti si aprono mille strade. Certo è che bisogna affrontare esami lunghi e pesanti e soprattutto fare un bel po’ di gavetta. Senza dimenticare i concorsi se si vuole accedere alla professione di avvocato, notaio o magistrato. Il laureato in giurisprudenza può scegliere anche di insegnare nelle scuole superiori, di dedicarsi alla carriera diplomatica oppure puntare sul privato: banche, assicurazioni, società di consulenza, aziende. Ma c’è anche chi vuole guardare più in là, chi cerca lontano competenze e esperienze, chi decide di rivoluzionare la propria vita per inseguire i propri sogni e le proprie aspirazioni. Chi decide con coraggio e ambizione di fare le valigie, salutare i propri cari e iniziare a mangiare con le bacchette. Sì le bacchette: perché se si sceglie di andare a vivere a Pechino proprio non si potranno evitare. Lo sa bene Michela Congiusta che ha lasciato la sua bella città, La Spezia, per la Cina: “Mi sono laureata in Giurisprudenza a Pisa e ho continuato a frequentare corsi forensi a Genova e Viareggio fino a poco prima di partire per l’Oriente. I corsi non erano certo a buon mercato ma me li potevo permettere anche grazie ai mille lavoretti che svolgevo durante gli studi: postina, agente assicurativo, cameriera, messo provinciale, impiegata in un’azienda software. Quando ho scelto di partire – continua Michela – non sapevo bene cosa mi aspettasse: in Italia lasciavo un posto fisso ma poco remunerato e con limitate prospettive carrieriste, in Cina chissà … e poi una cosa è andare in Cina in vacanza, un’altra è scegliere di abitarci”. In Cina però non si sta così male: “I miei progetti in questo momento sono quelli di ampliare le mie conoscenze giuridiche, frequentando un master in business qui a Pechino per poi lavorare in uno studio legale specializzato in commercio internazionale. Sto frequentando da oltre un anno un corso intensivo di lingua e cultura cinese – spiega la trentenne spezzina – che mi aiuta nella vita di tutti i giorni. Sono arrivata a Pechino a gennaio dell’anno scorso e torno sempre più raramente in Italia, soprattutto per vedere la mia famiglia”. “A parte la lontananza dalla famiglia d’origine, un giovane italiano all’estero non trova grosse difficoltà ad ambientarsi – racconta Michela – la voglia di fare nuove esperienze ed arricchire il proprio bagaglio culturale rappresenta lo stimolo giusto per uscire dal proprio guscio. Sicuramente non deve mancare un certo spirito di adattamento alla nuova situazione”. La giovane spezzina ha incontrato anche in Cina giovani emigranti, pronti come lei a nuove “avventure”: “Ho conosciuto diversi italiani che studiano e lavorano qui. Tuttavia l’Oriente – dice – non è una delle principali mete della nuova emigrazione. Chi viene a Pechino a studiare o lavorare lo fa per un periodo molto ristretto e non ha assolutamente l’intenzione di rimanere e concretizzare un progetto a lungo termine”. Michela non nega di aver avuto qualche difficoltà una volta arrivata a Pechino: “Le difficoltà che ho incontrato inizialmente sono state soprattutto quelle legate alle diverse consuetudini culturali: dal mangiare con le bacchette all’abituarsi a vedere sputare per terra. Per il resto i cinesi assomigliano molto agli italiani – ammette Michela – entrambi i popoli sono molto chiacchieroni, hanno il culto della famiglia e amano la pasta”. (Gil)
