In Italia i 10 individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza che è all’incirca equivalente a quella dei 3 milioni di italiani più poveri; questo dato fotografa bene il divario che anche in un paese sviluppato come il nostro separa i ricchi dai poveri . La disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza è assai più pronunciata di quella sul reddito: il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede oltre il 40 per cento dell’intero ammontare di ricchezza netta mentre il 10 per cento delle famiglie a più alto reddito riceve invece solo il 27 per cento del reddito complessivo. La disuguaglianza che si osserva per la ricchezza può aumentare o diminuire per ragioni diverse. In generale – spiega uno studio della Banca d’Italia – un incremento nei prezzi delle azioni tende ad accrescere i livelli di disuguaglianza (perché i più ricchi tendono a possedere queste attività) mentre il contrario accade per un calo dei corsi azionari. I prezzi delle case, per contro, tendono ad avere un effetto opposto; un aumento dei prezzi delle case tende a produrre minore disuguaglianza mentre l’opposto accade quando i prezzi scendono. Poiché l’andamento nei prezzi delle case e nei corsi azionari tendono spesso ad andare in direzione opposta, ne risulta che i due effetti in generale si sommano. Ma come è cambiata negli ultimi anni la distribuzione della ricchezza? Tra il 1987 e il 2008 le famiglie di operai registrano una caduta nei loro livelli di ricchezza media, che passa dal 60 al 45 per cento del livello medio generale. Un calo caratterizza anche l’andamento della ricchezza delle famiglie di liberi professionisti, che tuttavia rimangono su livelli medi molto elevati (l’indice passa circa da 250 a 200); analogamente le famiglie di imprenditori e di altri lavoratori autonomi perdono qualcosa in termini relativi, ma rimangono sempre su livelli elevati (indice da 183 a 153). La categoria che, per contro, registra uno notevole miglioramento nei livelli medi di ricchezza è quella dei pensionati, che passa da un indice di 61,6 a 97,8, raggiungendo quasi la media dell’intera popolazione.
Fonte:
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/QF_115/QEF_115.pdf
