(4 apr) – Nel 2011 sono stati rilevati 103 atti intimidatori contro amministratori calabresi. La punta massima è stata registrata nel mese di aprile-maggio, coincidente con una tornata di elezioni amministrative. Per atti intimidatori si intendono danneggiamenti, incendi di autovetture e proprietà private, aggressioni, sparatorie, ordigni esplosivi, incendi di strutture e beni pubblici, lettere e messaggi con minacce di morte. Il censimento di un fenomeno che non ha uguali nel mondo occidentale è stato condotto da Legautonomie.
In termini assoluti il maggior numero di episodi si sono verificati nel 2011 nei comuni della provincia di Reggio Calabria (il 31%) ma è significativo anche quest’anno il dato della provincia di Crotone (21% dei casi e numero massimo di episodi dal 2000) considerato che si tratta della più piccola provincia calabrese con appena 27 comuni. Complessivamente gli atti registrati dal 2000 sono quasi mille, cifra sicuramente superata
nella realtà considerato un certo numero di episodi “minori” che sfuggono alla rilevazione o perché non denunciati o perché non trovano spazio nelle cronache giornalistiche. Le aree più interessate ai fenomeni intimidatori sono il crotonese, il basso vibonese, la locride, l’area di Reggio Calabria. Spicca su tutti il Comune di Crotone (40 episodi), quindi Catanzaro (38), Lamezia Terme (33), Cosenza (27), Locri (23), Reggio di Calabria (22), Villa San Giovanni (15), Vibo Valentia (14), e a seguire Isola di Capo Rizzuto, Polistena, Cutro, Sinopoli, Gioia Tauro, Filandari, Parghelia, Tropea, Siderno, Ricadi, Sant’Agata di Esaro.
