Tutto pronto per la manifestazione nazionale Salvaciclisti che si terrà sabato 28 aprile a Roma alle 15 a via dei Fori Imperiali, in contemporanea con Londra. Il movimento, nato nella capitale inglese da una campagna del Times, negli ultimi mesi è cresciuto anche in Italia grazie ad una massiccia campagna on line che ha portato il problema della sicurezza dei ciclisti in città all’attenzione dell’opinione pubblica. Finora hanno aderito migliaia di cittadini, tanti personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo (da Jovanotti a Margherita Hack) e anche diversi sindaci di piccoli centri e grandi città (come Milano, Torino, Bologna, Reggio Emilia, Firenze, Roma e Napoli) nonché diverse amministrazioni provinciali, come quella di Roma. Sostengono la campagna anche alcune grandi associazioni ambientaliste (come Fiab e Legambiente) e un eterogeneo schieramento di parlamentari ha presentato una proposta di legge (primo firmatario il senatore Pd Francesco Ferrante) per rendere le città più sicure per chi pedala e cammina. Tra le richieste dei ciclisti urbani la nomina di commissari per realizzare interventi utili alla mobilità alternativa e l’obbligo di vincolare il 2% delle risorse destinate alla rete stradale a interventi per favorire la ciclabilità. In cima a tutto c’è la moderazione della velocità: 30 km/h deve essere il limite nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili. I dati Istat diffusi nel 2011 dicono che nel 2010 sono morti in incidenti stradali 614 pedoni e 263 ciclisti. Negli ultimi 10 anni, sono stati ben 2.556 i ciclisti che hanno perso la vita sulle strade italiane. Pedoni e ciclisti, insieme, rappresentano un quarto del totale delle vittime della strada. Le grandi aree metropolitane rappresentano una quota elevata dell’incidentalità nel suo complesso: Roma 8,7%, Milano 5,7%, Genova 2,3% e Torino 1,8% sono le più pericolose. (Naf – 18 apr)
