(19 apr) In una delle più importanti istituzioni di educazione universitaria in medicina al mondo, il Karolinska Institutet, una giovane campana studia “il legame tra tossine batteriche e cancro”. Motivata, curiosa, studiosa e pronta a “qualche sacrificio” pur di dedicarsi alla ricerca, Laura Levi, 27enne napoletana, sta portando avanti il suo dottorato all’università medica svedese che si trova a Solna, a pochi chilometri da Stoccolma. “In particolare – racconta – studiamo una genotossina prodotta da batteri enterici ovvero quei batteri che vivono nel nostro tratto gastro-intestinale, che provoca danni al Dna”. Il Karolinska Institutet è uno dei più importanti centri di ricerca e di apprendimento per le discipline biomediche in Svezia. Il 30% della formazione dei medici ed il 40% della ricerca biomedica nazionale svedese sono, infatti, condotti presso l’istituto dove studia Laura. “Mi sono laureata in Biotecnologie industriali all’Universitá Federico II – racconta Levi – e mi sono trasferita a Stoccolma nel gennaio del 2011 per iniziare un PhD in biologia molecolare al Karolinska Institutet. Ottenere una borsa di studio per PhD in Italia è quasi impossibile per questo ho deciso di provare all’estero: è bastato mandare un curriculum, fare un colloquio e superare un periodo di prova”. “L’argomento principale del mio dottorato – spiega la biotecnologa partenopea – è il legame che può esserci tra tossine batteriche e cancro”. Sulla sua esperienza a Stoccolma racconta: “All’inizio non è stato sicuramente facile ma non è stato facile neppure quando mi sono trasferita da Napoli a Siena subito dopo la laurea. Non penso sia solo un problema di lingua. Napoli è sicuramente molto diversa da Stoccolma e l’Italia dalla Svezia però gli italiani in generale riescono ad integrarsi ovunque e ad aiutarsi l’uno con l’altro. I ‘non italiani’ – racconta Laura – mi chiedono sempre come sia possibile che noi riusciamo sempre a fare gruppo: ad unirci e ad essere solidali. Io sorrido perché so che quello che dicono è vero: non so trovare però una spiegazione. Credo sia una cosa naturale ritrovarsi e sentirsi così ‘più vicini’. Anche il fare gruppo però non esclude momenti di confronto e conoscenza: ci integriamo bene ma sappiamo stare in compagnia delle persone che conosciamo qui”. Anche se Laura è soddisfatta del proprio percorso e convinta della scelta che ha fatto non manca un pizzico di malinconia: “All’estero si vive bene anche se sento la mancanza del mio Paese. La famiglia, gli amici e il cibo sono le cose che più mi mancano”. “Non so se un giorno tornerò in Italia – conclude Laura – quello che posso dire è che mi piacerebbe farlo e soprattutto mi piacerebbe tornare a Napoli. Non escludo questa possibilità ma è necessario che le cose cambino. Non è presunzione, perché nessuno di noi (parlo per i ricercatori) chiede di avere stipendi alti o privilegi particolari ma solo le condizioni necessarie per poter fare ricerca. Anche qui, nella ricca Svezia ,ci sono problemi economici ma abbiamo comunque la possibilità di poter lavorare e portare avanti un progetto di ricerca”. A proposito delle difficoltà incontrate in questa esperienza la biotecnologa ammette che quella “più grande è stata scontrarsi con la burocrazia e capire come funzionano le ‘cose’ qui. Inizialmente pensavo che sarebbe stato tutto più facile ma poi mi sono resa conto che anche la Svezia non è poi così tanto diversa da Napoli” conclude Laura con un sorriso. (Gil)
