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Timpano e la tragedia di Moro, senza retorica

it@withub.it by it@withub.it
27 Aprile 2012
in Archivio speciali - Teatro
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TIMPANO E LA TRAGEDIA DI MORO, SENZA RETORICA
Paolo Frajese cammina tra i corpi senza vita degli agenti della scorta di Moro. C’è quello del giovane Raffaele Iozzino che disegna una croce sull’asfalto, ci sono i bossoli delle pallottole sparate dai terroristi e i rivoli di sangue delle altre quattro vittime dell’attentato. “Sono le 10 del mattino, a Roma”, ripete incessantemente il cronista facendosi strada insieme al suo operatore al centro di una scena apocalittica. “Sono le 10 del mattino, a Roma, è il 16 marzo”, si affanna a ripetere come un mantra il povero Frajese, anche lui sconvolto. L’avanguardista Daniele Timpano, protagonista del monologo “Aldo Morto”, quel giorno plumbeo del 1978 aveva solo tre anni e mezzo e quella scena l’ha vista e rivista soltanto anni dopo “nelle trasmissioni di Minoli” e nella Notte della repubblica di Zavoli. Da allora di cose sull’agguato di via Fani e sui 55 giorni del rapimento del presidente della Democrazia cristiana se ne sono dette e lette parecchie. Hanno parlato i familiari delle vittime, hanno parlato i brigatisti, ci sono stati i processi e le commissioni d’inchiesta parlamentari. Storici e giornalisti, con approcci piò o meno scientifici, hanno scritto le loro ricostruzioni in un florilegio di retorica, ipotesi, leggende e “misteri” su quella tragedia collettiva. E film e fiction hanno fatto il resto. Timpano ha raccolto tutto e mescolato: biografie, teorie del complotto, fantasie, impressioni e revisionismi in un uno spettacolo teatrale che in 90 minuti ripercorre la tragedia d’Italia senza raccontarla, il clima della contestazione, accompagnato dal mito dei tupamaros e dalle musiche di Claudio Lolli, e quello degli anni di piombo, la speranza e la paura, violenza e ipocrisie, dal corpo di Iozzino a quello di Moro, ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa, un simbolo degli anni ‘70 che prende forma sul palco attraverso un modellino telecomandato. Che Timpano, il bambino di allora, non riesce a guidare. L’auto sfugge ai controlli proprio come era avvenuto nel centro di Roma nella primavera del ‘78. Lo spettacolo – già andato in scena a Foggia, Bologna, al Palladium di Roma e a Salerno – è dissacrante, irriguardoso nei confronti dei vivi e dei morti. Una delle vicende più raccontate del 900 italiano, sul palco, prende forma senza essere raccontata e il narratore si comporta proprio come un bambino che afferra con i suoi canoni il senso di ciò che accade. Che capisce di trovarsi in mezzo alla storia senza capirla. “Aldo è morto”, dice l’attore chiedendosi “come” e “perché”, lasciando il pubblico senza risposte. E Timpano, con cinismo, fa qualcosa che mai nessuno aveva fatto: prendersi gioco dei brigatisti, canzonare la loro ideologia e i loro “percorsi” successivi, fatti di mezzi ravvedimenti e mezze confessioni. In scena rivivono, attraverso una vistosa parrucca rossa, la “dissociata” Adriana Faranda, postina del sequestro, intenta a presentare con entusiasmo il suo best seller e un improbabile Renato Curcio che, indossando la maschera di Mazinga, racconta dell’Università di Trento, della nascita delle Brigate rosse, della compagna Mara Cagol, del carcere e della ricerca sociale di “Sensibili alle foglie”, la cooperativa/casa editrice fondata dall’ex capo delle Br. Il monologo è surreale. L’effetto è agghiacciante. A ricordarci la realtà di quegli anni c’è la stella a cinque punte, su cui tanto si è fantasticato, che si accende nel buio della prigione del popolo e sotto cui Timpano si ripiega in un’espressione contorta e sofferente. Di Aldo Moro restano solo la dialettica delle convergenze parallele e l’autenticità delle lettere alla famiglia. E quel corpo abbandonato in una Renault. (Fca)

ASCANIO CELESTINI AL PICCOLO TEATRO GRASSI DI MILANO
“Pro patria. Senza prigioni, senza processi”, il nuovo spettacolo di Ascanio Celestini che ha debuttato a Roma all’Auditorium Parco della Musica a ottobre 2011, arriva finalmente a Milano. Dall’8 al 27 maggio sarà in scena al Piccolo Teatro Grassi. Si tratta di un racconto di cento minuti scritto e interpretato da Ascanio Celestini. L’autore, che è anche narratore e personaggio, interpreta un detenuto che sta scrivendo un discorso in cui intende unire i frammenti della propria storia con la cultura politica sviluppata grazie ai tre libri che l’istruzione carceraria gli ha permesso di leggere in cella. Celestini si trova da solo in uno spazio di due metri per due, la sua cella. Dietro di lui, sullo sfondo ci sono soltanto alcune immagini, ritagli di giornale e manifesti di uno spettacolo. Due musiche accompagnano la narrazione, un brano surf e una variazione di Chopin su un’aria di Bellini. In scena, le voci e le “battaglie” di Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi. Con loro, altre figure fondamentali di quel periodo, ossia Giuseppe Garibaldi e Goffredo Mameli, uomini che nel 1849 guidarono la Repubblica Romana. In quel breve periodo si accesero scintille di libertà e si scrisse una pagina determinante per quanto sarebbe accaduto un secolo dopo. Per conoscere la storia d’Italia attraverso il palcoscenico. (Cma)

PENELOPE IN GROZNYJ AL TEATRO VASCELLO DI ROMA
Il teatro Vascello di Roma presenta “Penelope in Groznyj”, testo scritto e diretto da Marco Calvani. Lo spettacolo, che ha debuttato in anteprima mondiale al Kunsthaus Tacheles di Berlino il 5 dicembre 2009, trasferisce nella Cecenia di oggi il mito omerico di Penelope. Anche la Penelope cecena è una donna sola. Il marito Ulisse è un ex ministro in esilio di un governo mai riconosciuto. Da tempo non arrivano più sue notizie. Telemaco è un giovane uomo inquieto, che vive nel rancore e nell’odio. Pireo e Teoclimeno, i suoi unici amici. Euriclea, la vecchia nutrice. Laerte, il suocero ritiratosi nel silenzio. Melanto, una giovane studentessa. Elena, la bella cugina. Siamo a Groznyj, capitale fantasma di un paese fantasma. Siamo in una scuola abbandonata, distrutta dai bombardamenti, adesso occupata dai Russi/Proci, capitanati da Antinoo, che ne hanno fatto il loro quartier generale, covo di piani crudeli e tana di giochi perversi. Siamo in Cecenia un paese dove la tortura è la norma, le esecuzioni senza processo sono routine e le razzie e i saccheggi un luogo comune. In scena dal 3 al 13 maggio. (Cma)

SAL DA VINCI, “E’ COSI’ CHE GIRA IL MONDO”
Sal Da Vinci sarà in scena il 4 e il 5 maggio al Teatro Sistina di Roma e l’11 maggio al Teatro Smeraldo di Milano, con il suo spettacolo “È così che giro il mondo”, anteprima del tour teatrale 2012-2013, con la regia di Jimmy Pallas, i testi di Vincenzo Incenzo e Pasquale Panella e la produzione artistica e gli arrangiamenti di Adriano Pennino e Sal Da Vinci. Special guest Ornella Vanoni, che a Milano sarà affiancata da Maurizio Solieri. Il cantautore napoletano torna sulle scene a due anni dall’uscita dell’album “Il mercante di stelle”, il cui omonimo spettacolo teatrale ha riscosso un grande successo di pubblico. Il nuovo disco, “È così che gira il mondo”, anticipato in radio dal primo singolo “Fin dove c’è vita”, è uscito il 24 aprile e Sal Da Vinci lo descrive così: “Racconta tutti i possibili viaggi dell’amore, dalla scoperta all’abbandono, dall’emozione dell’incontro alla nostalgia del ricordo. Si parte dall’amore di coppia per elevarsi poi fino all’amore universale, abbracciando l’amore per la vita, l’amore per la nostra essenza e le nostre radici, l’amore per le differenze, l’amore per gli ultimi”. (Cma)

A ROMA APPUNTAMENTO CON LUIGI DE FILIPPO
Il Teatro Parioli Peppino De Filippo di Roma presenta da giovedì 3 a domenica 13 maggio, “Storia strana su una terrazza napoletana”, commedia in due parti scritta e diretta da Luigi De Filippo. La commedia andò scena per la prima volta proprio al Teatro Parioli nel 1973 e in quell’occasione ad affrontarsi insieme sulle tavole del palcoscenico c’erano Peppino De Filippo e il giovane Luigi. Il successo, di critica e di pubblico, fu grande e i due interpreti si rivelarono in gran forma, gareggiando in bravura e comicità. Dopo quasi quaranta anni, tornano sullo stesso palcoscenico le vicende surreali che vedono come teatro una “terrazza napoletana” , una di quelle terrazze situate nel centro storico di Napoli, che affacciano sull’incanto del golfo. La pièce è incentrata sulla stravagante vicenda di una bizzarra famiglia che vive in un attico affacciato sul mare. Di questa famiglia fanno parte i tipici rappresentanti della piccola borghesia napoletana: un ex pasticciere con moglie, figlia, genero, domestica e cane. Anche in questo lavoro, Luigi De Filippo dimostra appieno di aver fatto sua la lezione della grande commedia napoletana, capace di abbinare il riso alla riflessione, insieme al segreto di questa immensa tradizione teatrale: costruire situazioni e caratteri in cui la comicità rivela sempre un fondo di umanità e di malinconia. (Cma)

MARIO MARTONE METTE IN SCENA LE OPERETTE MORALI
Al teatro comunale di Bologna, Teatri di Vita, il 15 e 16 maggio ci sarà un grande evento: la lettura fatta da Mario Martone e dallo Stabile di Torino di uno dei capisaldi della letteratura italiana, le Operette morali di Leopardi. Un testo non teatrale che, alla prova del palcoscenico, dimostra tutta la sua teatralità più intrinseca. Ne viene fuori uno spettacolo di grande profondità, ma anche di incredibile leggerezza e comicità. Con la messa in scena di Operette morali Mario Martone riprende il filo del suo ultimo spettacolo L’opera segreta, in cui la parte finale era dedicata al lungo soggiorno napoletano di Leopardi. Il progetto è quello di affrontare il testo nel suo insieme, operando dei tagli all’interno, ma preservandone la struttura complessiva: il rapporto dell’uomo con la storia, con i suoi simili e in particolare con la Natura; il raffronto tra i valori del passato e la situazione statica e decaduta del presente; la potenza delle illusioni e della Gloria. (Cma)

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