Arrivano per la prima volta in Italia e subito la loro buona stella gli dà la possibilità di esibirsi sul nostro palco più prestigioso (Sanremo se ne farà una ragione), quello del Concertone di San Giovanni. Gli Young the Giant, i cinque ragazzi californiani di Orange County che con il loro primo, omonimo, album, hanno fatto drizzare le antenne degli amanti del rock grazie al loro sound melodico, ricco di contaminazioni sul quale si innesta la voce unica in falsetto del cantante Sameer Gadhia, domani si esibiranno al concerto del Primo Maggio (unici ospiti internazionali). Sarà questo il primo di quattro appuntamenti in Italia, che comprendono anche le esibizioni alla Locanda Atlantide di Roma, al Tunnel di Milano (entrambi sold out) e ai Trl Awards, a Firenze. “Non ho grandi aspettative per domani. Sinceramente è già eccitante essere qui è avere l’opportunità di fare questa esperienza”, dice Sameer durante la conferenza stampa tenuta con Jacob Tilley, chitarrista della band, in un albergo della capitale. Un’esperienza che cade nel giorno dei lavoratori: un evento che lega festosità e impegno in un periodo di crisi profonda per molti paesi, tra cui il nostro. “Siamo a conoscenza dei problemi che attraversano l’Europa, con il rischio di default della Spagna – spiega Tilley -. Sono gli stessi che stanno colpendo, seppure in misura minore, noi negli Stati Uniti. Ci sono nostri amici in California che hanno appena finito l’università e ci raccontano le loro frustrazioni, le loro difficoltà a trovare un lavoro. E’ anche difficile, in un certo senso imbarazzante, ascoltare queste storie perché tu, dall’altra parte, fai il lavoro che ti piace e ti trovi in una condizione di privilegio…”. Alla domanda se si interessino di politica, Sameer risponde mantenendo i piedi ben saldi a terra ed è cosciente del fatto che, nonostante la popolarità raggiunta (il video del singolo “Cough syrup”, del 2011, ha raggiunto quasi 5 milioni di visualizzazioni su Youtube), oggi sono ancora una band di “giovani tra i 20 e i 22 anni che hanno realizzato un solo album. Per questo, pur interessandoci di politica, di quello che avviene nel mondo, non ce la sentiamo di usare il potere di influenza che la notorietà ci dà per veicolare messaggi. Non siamo gli U2…” e la strada da percorre lungo la via dell’affermazione verso l’Olimpo è ancora lunga. L’umiltà e la pacatezza che trapelano dalle parole dei due componenti degli Young The Giant sono un tratto saliente di questi musicisti, ben lontani da atteggiamenti divistici o dall’immaginario della rock band spericolata. Si tratta di una caratteristica che viene messa in pratica anche nel momento della creazione musicale dal momento che, spiega Tilley “Scriviamo le nostre canzoni insieme, ognuno contribuendo con le proprie influenze – spiega Sameer che elenca tra gli altri Frank Sinatra, Coldplay, Strokes, Johnny Cash – che sono differenti tra loro. Siamo molto democratici tra noi, su tutto”. (30 apr – Kat)
