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La Jugoslavia vista da Irene Brin

it@withub.it by it@withub.it
4 Maggio 2012
in Archivio speciali - Libri
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LA JUGOSLAVIA VISTA DA IRENE BRIN

Nel 1941 Irene Brin raggiunse il marito Gaspero del Corso, ufficiale in Jugoslavia, contando di scrivere una serie di racconti e articoli per il Mediterraneo e di non restare più di sei mesi in quella terra povera e degradata. Vi rimase invece tre anni, durante i quali viaggiò tra Belgrado e Lubiana, incontrando città distrutte, località di villeggiatura abbandonate e campagne aride. A seguito di quell’esperienza riuscì a scrivere il suo libro più bello, l’unico in grado di mostrare chi si nascondeva veramente dietro quella che sarebbe diventata la giornalista di costume più amata e contestata d’Italia. Fu pubblicato una sola volta, nel dicembre del 1943, e non ebbe vita facile visto che, come racconta la stessa Brin, “fu sequestrato quasi dovunque perché il titolo e il contenuto sembravano troppo favorevoli ai partigiani jugoslavi”. Con “Olga a Belgrado” (Elliot; euro 16,50; pp. 192), Irene Brin, pseudonimo di Maria Vittoria Rossi (Roma 1911-Sasso di Bordighera 1969), firmò un’opera che è allo stesso tempo il diario coinvolgente di una guerra dimenticata come quella jugoslava e un romanzo per racconti capace di svelare con una modernità sorprendente il disagio e l’incomunicabilità che rende tragicamente simili tutte le guerre. Dopo quasi settant’anni, l’opera torna finalmente in libreria, svelando il lato autentico e intimo di una delle maggiori giornaliste del Novecento, ingiustamente dimenticata e oggi pressoché sconosciuta al grande pubblico, che fu non soltanto una delle prime donne in grado di conquistare spazio nel mondo maschile del giornalismo ma uno dei personaggi chiave di un’importante stagione culturale del nostro paese. (Naf)

 

DALLA CADUTA DI ROMA ALLA REPUBBLICA ITALIANA

La storia d’Italia dalla caduta dell’Impero romano nel 476 d.C. alla proclamazione della Repubblica italiana nel 1946. Un millennio e mezzo di vicende patrie che Mino Milani consegna ai lettori in “Dall’Impero alla Repubblica. 1470 anni di storia italiana” (Mursia; euro 20,00; pp. 472,). Sin dalle prime pagine Milani entra nel merito della peculiarità italica e delle sue molte e possibili diramazioni: siamo alle prese con il tramonto e gli ultimi momenti di quella latinità che aveva fatto della penisola il centro di irradiazione di una civiltà eccezionale. È il via libera a una frattura senza precedenti fra società e individui, fra ristrette élite che tutto possono e hanno e il grosso della popolazione tagliata fuori da qualsiasi relazione con il potere. Una separazione piena di conseguenze fra alto e basso che attraverserà molti secoli. Spesso fonte d’arte e di cultura, l’Italia conosce più di una risorgenza a cominciare dagli splendori della corte di Federico II, sino all’epoca gloriosa dei Comuni e ai trionfi del Rinascimento; più spesso resta, però, territorio di conquista e di spartizione fra i pesi massimi della vecchia Europa. Appassionato studioso di Garibaldi e del Risorgimento e buon conoscitore di milizie e battaglie, Milani, classe 1928, già autori di libri di storia e di romanzi, dedica anche spazio ai moti ottocenteschi e alle due guerre mondiali, fino ad approdare alle soglie della nuova Italia che sorge dopo il tracollo del regime fascista. (Naf)

 

LA TRIGICOMICA AVVENTURA DI UNO SCEMO DEL VILLAGGIO

Lui si chiama Piero, ha quarantaquattro anni ed è inabile al lavoro perché infelice. Invece per tutti in paese è Cibicotti, il matto. Piero non è cattivo, non fa male a nessuno, neanche a una mosca, e trascorre la sua esistenza alle prese solo con i piccoli accadimenti quotidiani: i continui litigi con sua moglie, la Bella, e con la madre, vera origine di molte delle sue stranezze; i frequenti screzi, e persino le botte, con i suoi feroci compaesani, sempre pronti a deriderlo; i mancamenti provocati dalle belle milanesi in vacanza. Il suo tempo, insomma, trascorre pigramente, con qualche fissazione di troppo e qualche malinconia difficile da scacciare. Fino a quando, il giorno di Natale, per lui il più triste dell’anno, Cibicotti decide di rubare il presepe della Chiesa di San Nicola. Un’avventura tragicomica raccontata in prima persona dal protagonista nella forma di un lungo e stralunato monologo, dove le cupe ombre del suo passato si mescolano alla commovente goffaggine di un’impresa irripetibile. Questo il plot di “Sul fondo del mare c’è una vita leggera” (Bompiani; euro 16; pp. 112), scritto da Lucrezia Lerro: nata a Omignano in provincia di Salerno nel 1977, è autrice, tra gli altri, di “Certi giorni sono felice”, selezione premio Strega 2006. (Naf)

“NUVOLE DI CONFINE”: GIORNALISMO TRA FUMETTO E CRONACA

Curata da Luca Beatrice, promossa e organizzata dal Comune di Tolentino, “Nuvole di confine – Graphic journalism, l’arte del reportage a fumetti” è una mostra unica nel suo genere, che dal 14 aprile al 16 settembre 2012 riunirà in un prestigioso spazio espositivo, palazzo Sangallo di Tolentino, otto tra le migliori firme mondiali del graphic journalism. Un’articolata esposizione, la più completa mai realizzata in Italia, che rappresenta l’occasione per scoprire uno tra i generi del fumetto più popolari degli ultimi anni. “Nuvole di confine” (Rizzoli; euro 16; pp. 160) è una panoramica su un mezzo in grado di unire arte e dovere di cronaca in opere di grande livello prodotte da artisti internazionali: da Guy Delisle ad Aleksandar Zograf, da Sarah Glidden a Lamia Ziadé, da Marco Corona a Josh Neufeld, Vincenzo Filosa, Paola Cannatella e Giuseppe Galeani. Tutti capaci di coniugare un alto valore grafico e artistico a una notevole capacità di indagine e reportage, spesso da alcuni dei luoghi più difficili della terra, testimoni di eventi drammatici e conflitti irrisolti. (Naf)

IL RAPPORTO TRA UN PADRE E UNA FIGLIA NE “I SENTIMENTALI” DI JOHANNA SKIBSRUD

I veterani di guerra continuano a vivere sospesi perché qualcosa dopo quei giorni in trincea deve essersi rotto. Sono irrimediabilmente invecchiati, e i visi tirati e freschi dei filmati d’epoca sono ora segnati da rughe profonde che il tempo non sa guarire. Napoleon Haskell annega i suoi giorni in un passato pieno di ricordi, con la mente rivolta al Vietnam e una piccola ossessione per antichi e polverosi cimeli. Da quando è tornato dal fronte, nessuno è più riuscito a stargli accanto. È un’anima persa braccata dai suoi fantasmi. Cosa nascondono le ombre che si allungano sulla vita di un padre? Può una figlia recuperare la verità quando i traumi creano distorsioni e costringono a reinventare realtà pur di non guardare in faccia il lato osceno delle cose? Queste le domande dietro “I sentimentali” (Fandango; euro 16,50; pp. 256). L’autrice Johanna Skibsrud, Nuova Scozia 1980, è una giovane scrittrice canadese. Ha pubblicato nel 2008 una raccolta di poesie, finalista del Gerald LampertAward. Con “I Sentimentali”, suo romanzo d’esordio, ha vinto il prestigioso ScotiabankGillerPrize 2010. Vive a Parigi. (Naf)

“LA NOTTE DELLA MORAVA”, IL NUOVO ROMANZO DI PETER HANDKE

Porodin, Serbia centrale. Manca poco allo scoccare della mezzanotte. Il fiume Morava scintilla per il riflesso della luna che sembra sul punto di volersi tuffare in acqua. Sette figure si avvicinano alla sponda, dove è ormeggiato il battello Notte della Morava. A invitarli nell’albergo galleggiante, eletto a dimora temporanea, è uno scrittore che ha deciso di ritirarsi dalla scena letteraria. I sette amici non sanno perché sono stati chiamati all’improvviso a raggiungerlo. C’è chi è stato svegliato da una telefonata, chi è stato mandato a chiamare da un messaggero, chi ha sentito una pietruzza lanciata contro il vetro della finestra infrangere il silenzio della notte. Grande è la loro sorpresa quando vedono l’uomo, notoriamente misogino, che li accoglie con una donna al suo fianco. Chi è questa donna? Un’amante? O forse una prostituta? O più semplicemente una persona che lavora per lui? I sette uomini gli siedono intorno, le domande si affollano, ma lo scrittore non vuole rispondere subito, ha un’intera notte davanti a sé. Una lunga notte per raccontare il viaggio che dall’isola di Krk l’ha portato in Spagna, a Numanzia e in Galizia, e poi in Germania e in Austria. Un viaggio per ritrovare le proprie radici, ma anche una fuga da una donna che l’ha inseguito ovunque per ucciderlo. E che forse adesso è la stessa che siede insieme a loro, in attesa dell’alba. Con “La Notte della Morava” (Garzanti; euro 22; pp. 342) Peter Handke costruisce con la consueta maestria un viaggio vero e fantastico allo stesso tempo. Un viaggio catartico da cui sorge un romanzo notturno, illuminato da una luce magica, che è stato definito il romanzo più ambizioso e forse più personale del grande scrittore. (Naf)

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