(9 mag ) “Oggi come oggi, ripensando alla mia partenza, credo che non avrei potuto fare scelta migliore”. A parlare è un giovane ingegnere calabrese che ha lavorato prima presso il centro europeo di ricerca di Culham, a una dozzina di chilometri da Oxford, e che oggi è impegnato in Finlandia. Carmelenzo Labate compirà trent’anni a dicembre e da tre anni vive all’estero: prima nel Regno Unito poi in Finlandia. E’ cresciuto a Bova Marina, un comune in provincia di Reggio Calabria e a Reggio Calabria ha studiato Ingegneria Elettronica. “Dopo il diploma di maturità scientifica – racconta – mi sono iscritto all’Università Mediterranea. Dopo la laurea ho ottenuto il dottorato in ingegneria elettrica e dell’automazione. Trascorso il primo in facoltà, per lavorare sul controllo magnetico di plasmi in reattori a fusione, sono stato ‘spedito’ dal mio supervisore nel centro di ricerca di Culham presso i laboratori del Jet. Si tratta del più grande reattore a fusione nucleare funzionante in Europa”. Labate è più che entusiasta della scelta che ha fatto e della sua attività di ricerca: “Oggi – racconta – mi occupo ancora di studi legati alla fusione nucleare ma vivo a Tampere, in Finlandia. Ho preso parte a un progetto presso il centro di ricerca ‘Vtt’”. A proposito del suo lavoro, quello della fusione nucleare, l’ingegnere spiega: “Non è nulla di pericoloso. Se si riuscisse a passare concretamente dall’attuale fase sperimentale a qualcosa di commerciabile, la fusione rappresenterebbe una valida alternativa all’energia da carbon fossile”. Da giovane emigrante Labate ammette di essere “affezionatissimo” al suo Paese, tuttavia, “l’Italia rimane un miraggio almeno nel medio termine” : “Per ora – spiega – mancano le condizioni per poter lavorare, e, forte di una situazione professionale più che florida nel Paese in cui vivo, sicuramente oggi come oggi non ho intenzione di rientrare”. Il “giovane cervello in fuga” confessa che l’Italia gli manca, “l’associo all’idea di casa, ma al momento, è un posto per tornare ogni tanto, perché è lì che sono i miei affetti più cari”. Se chiedete al giovane ingegnere calabrese qual è stata la difficoltà più grande che ha incontrato nel suo percorso all’estero non avrà dubbi, “la lingua”: “Si tratta di una sfida che si rinnova giorno per giorno. Per quanta fluidità si possa avere con una lingua straniera, sei costretto a relazionarti agli altri con un idioma differente dal tuo, che tra l’altro è pieno di complessità e sfumature. Ma, se scegli di vivere fuori dall’Italia – conclude Labate con un pizzico di ironia – è un ‘effetto collaterale’ che devi necessariamente mettere in conto”. (Gil)
