New York – Figure mitologiche e religiose, ritratti e nature morte dai dipinti classici, ma anche volti casuali e immagini tratte dal web dominano le tele “corrose” del 35enne artista forlivese Nicola Samorì cui la Ana Cristea Gallery di New York dedica una mostra da oggi al 23 giugno. In mostra opere come “L’Abietto Venerabile” in cui due mani alzate in segno di grazia dominano su un volto striato di orrore o “Tantalo”, in cui una serie di ritratti sovrapposti rende impossibile determinare quale figura l’artista stia onorando. Opere in cui Samori, come si legge nelle parole della presentazione, assume “il ruolo di creatore e distruttore quindi dandogli licenza di accelerare o fermare il tempo e di reincarnarsi da una vita all’altra”. Fin dal 2002 Samorì, che vive e lavora a Bagnacavallo in una chiesa sconsacrata del Seicento, ha spogliato ogni lavoro degli indizi narrativi dando loro la forma di carte strappate, impresse col monotipo e applicate su tela, alle quali si affiancano lavori consistenti nel riscrivere e manomettere i codici della pittura antica. I soggetti sono invenzioni remote che non rimandano ad altro che a se’ stesse, incubi calcografici che zoomano sul corpo. Spesso la superficie è il risultato di sovrapposizioni di pellicole dipinte col solo nero a magmi informali di colore, nel tentativo di scollare fisicamente, per ricollegare otticamente, tono e chiaroscuro. Altro campo di ricerca è quello della scultura con le teste-molosso. Della fine del Duemila sono le “Simonie”, trascrizioni fedeli di brani della pittura di ogni epoca che, prima di stabilizzarsi col processo di essiccazione, vengono energicamente scosse da gesti istintivi che ne intaccano il rigore formale. (9colonne)
