(23 mag) – L’Istat ha calcolato che l’età di ingresso nel mercato del lavoro per le ultime generazioni è mediamente a circa 21 anni per i maschi, mentre tra le donne raggiunge i 24 anni. I figli degli operai lavorano prima rispetto ai coetanei di diversa origine sociale, anche se, col tempo, le differenze tra le classi vanno riducendosi. Quanto alle modalità d’ingresso, le recenti riforme del mercato del lavoro hanno fatto crescere significativamente il peso degli occupati atipici (dipendenti a tempo determinato, collaboratori o prestatori d’opera occasionale). Tra i nati a partire dal 1980, la quota di lavoratori atipici al primo lavoro è del 44,6 per cento, a fronte di percentuali del 31,1 per i nati negli anni ‘70, del 23,2 per cento per quella degli anni ‘60 e di circa
un sesto tra i nati nei decenni precedenti. Le differenze di genere, a sfavore delle donne, sono particolarmente pronunciate per le generazioni più giovani. Focalizzando l’attenzione sulla generazione dei nati tra il 1970 e il 1984, si vede come i figli della classe media impiegatizia registrano percentuali di ingresso in posizione atipiche più elevate (39,5 per cento) rispetto ai figli delle altre classi sociali, mentre i figli della piccola borghesia registrano il valore più basso (28,6 per cento). L’occupazione atipica al primo lavoro è diffusa anche per titoli di studio secondari superiori o universitari e cresce all’aumentare
del titolo di studio, essendo pari al 21,2 per cento per chi ha concluso la scuola dell’obbligo e al 35,4 per cento per chi ha conseguito un titolo di studio universitario.
