(25 mag) Dopo un periodo di fermo forzato dovuto ai lavori di ripristino dell’antenna parabolica di 32 metri in servizio da oltre 20 anni, il radiotelescopio Inaf di Noto (Siracusa) non solo ha ripreso a lavorare a tempo di record ma è ora parte di e-VLBI, la più grande infrastruttura digitale distribuita per la radioastronomia. Questo grazie al collegamento in fibra ottica alla rete nazionale della ricerca Garr, che consente al radiotelescopio di Noto di trasmettere i dati in tempo reale al centro di calcolo situato in Olanda, dove vengono correlati con quelli provenienti da tutta Europa e dal mondo. “Era da parecchi anni che la comunità radioastronomica internazionale ci chiedeva di mettere a disposizione l’antenna di Noto per le osservazioni in tempo reale e-VLBI. Si tratta di un’antenna molto importante”, spiega Mauro Nanni, dell’Istituto di Radioastronomia dell’Inaf di Bologna, “sia perché è l’unica in Europa ad avere lo specchio primario dotato di superficie attiva, che consente all’antenna di operare con alta efficienza a frequenze superiori a 20 GHz, sia per la sua posizione all’estremo Sud del continente, che permette di avere una distribuzione delle antenne equilibrata in Nord-Sud ed in Est-Ovest con notevoli miglioramenti nella qualità delle osservazioni. È dunque con soddisfazione che possiamo finalmente annunciare che, grazie anche all’impegno dei tecnici dell’Inaf e del Garr, Noto ha partecipato alla prima osservazione e-VLBI”. Il radiotelescopio di Noto e quello di Medicina (Bologna) fanno parte di EVN (European VLBI Network), una rete di antenne per la radioastronomia sparse fra Europa, Asia e ora anche Sud Africa che osservano congiuntamente gli oggetti celesti realizzando un gigantesco radiotelescopio con una eccezionale risoluzione. Un risultato reso possibile da una tecnica nota come VLBI, acronimo di Very Long Baseline Interferometry, che permette di combinare le osservazioni, effettuate da diversi radiotelescopi durante sessioni sincronizzate con orologi atomici, in immagini aventi la medesima risoluzione che otterrebbe un radiotelescopio con un diametro pari alla massima distanza tra le antenne. Fino alla scorsa settimana, i dati prodotti dall’antenna di Noto potevano essere solo immagazzinati su nastro o disco magnetico per poi essere fisicamente spediti al centro di correlazione di EVN in Olanda, dove erano elaborati nei mesi successivi. Ora Noto partecipa anche alle campagne osservative e-VLBI: i dati corrono lungo la fibra ottica della dorsale nazionale della ricerca Garr, attraversano la rete europea Géant e quindi possono essere elaborati in tempo reale assieme ai dati che giungono dalle altre antenne. Tutto questo richiede tecnologie e studi sui sistemi di trasmissione ed elaborazione dei dati che sono fondamentali per i radiotelescopi di prossima generazione, quali SKA (Square Kilometre Array), ma anche per lo sviluppo di Internet. (red)

