Sempre di più, meglio pagati e con rapporti di lavoro più stabili. E’ questa la fotografia fatta dall’Istat del fenomeno della cosiddetta “fuga dei cervelli”, che il presidente Enrico Giovannini ha illustrato oggi durante la sua audizione al Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato. Nella sua relazione Giovanni ha messo in evidenza come “dal 2001 al 2010 l’incidenza dei cittadini laureati sul totale degli espatri è raddoppiata dall’8,3% al 15,9%”. Inoltre, in base all’indagine campionaria svolta dall’istituto di statistica nel 2011 sull’inserimento professionale dei laureati nel 2007, 6.300 di loro ha dichiarato di vivere abitualmente in un altro Paese, “pari al 2,1% dei laureati di cittadinanza italiana”. Di questi il 25,1% hanno concluso gli studi nell’ambito dell’area umanistica, il 20% in quella scinetifica, mentre solo il 3% in quella giuridica e medica. In particolare tra i laureati “originari” del Nord Italia a vivere abitaualmente all’estero sono il 2,5%, 2,1% quelli del Centro mentre solo l’1,6% proviene da regioni del Mezzogiorno. (Pif – 13 giu)

