Bruxelles, 25 giu – “La ‘ndrangheta stava conquistando il Piemonte e il procuratore della Repubblica di Torino si era messo in testa di impedirglielo. Per questo il giudice Bruno Caccia, che la storia descrive come un magistrato tutto d’un pezzo, venne ucciso. Era il 26 giugno del 1983. Una persona per bene, ma con cui non si poteva parlare. Così dissero gli ‘ndranghetisti. Per il suo omicidio fu condannato all’ergastolo Domenico Belfiore, considerato uno dei capi della ‘ndrangheta piemontese. Uomini come il giudice Caccia vanno ricordati per rendere giustizia a chi ha pagato con la vita il proprio impegno per la legalità”. Così Sonia Alfano, presidente della Commissione Antimafia europea, ricorda il giudice Bruno Caccia a 29 anni dalla sua uccisione.
(PO / red)
