UNA NUOVA GRAPHIC NOVEL PER IL MAGO DI OZ
Il nuovo volume della collana “Tipitondi”, i graphic novel Tunué dedicati ai lettori più giovani, racconta l’emozionante viaggio di iniziazione della piccola Dorothy alla ricerca del Mago di Oz. La favola che ha affascinato intere generazioni, dalla prima edizione di L. Frank Baum pubblicata nel 1900 alla famosissima versione cinematografica interpretata da Judy Garland con il suo “Over the rainbow”. Questo adattamento del Mago di Oz (Tunué; euro 14,90; pp. 96), scritto da David Chauvel – Premio Gran Guinigi a Lucca 2011 – e disegnato da Enrique Fernandez – talentuoso artista spagnolo che lavora tra il mondo del fumetto e quello dell’animazione – è una gioia per gli occhi, dove ritrovare la magia della Città di Smeraldo: un grande spettacolo di colori e paesaggi fantastici. (Naf)
LA SCRITTURA RAFFINATA E VIOLENTA DI SIBYLLE LEWITSCHAROFF
“Apostoloff” (Del Vecchio; euro 14; pp. 248), il nuovo romanzo della tedesca Sibylle Lewitscharoff, che con questo libro si è aggiudicata il Premio della Fiera del Libro di Lipsia 2009, è una storia raccontata dal sedile posteriore di un’auto: il pungente, oscuro ed esilarante conto in sospeso di una figlia con il padre e il suo paese. Due sorelle di Stoccarda tornano insieme dal funerale del padre, di origine bulgara, che si è tenuto a Sofia. Con loro c’è il rude e un po’ scorbutico autista Rumen Apostoloff, che le guiderà in questo viaggio alla scoperta (o alla riscoperta) di qualcosa, come una specie di Caronte attraverso la soglia dell’Inferno. Il romanzo infatti, scritto tutto in prima persona dal punto di vista di una delle due sorelle, è un viaggio a ritroso popolato da fantasmi. In primo luogo quello del padre, ma anche quelli delle due sorelle che rivivono, attraverso i ricordi, la loro infanzia: quello di due paesi oggi diversissimi come Germania e Bulgaria. A bilanciare il ritmo lento, paziente e laborioso della storia che viene filata dalla Lewitscharoff con lentezza, ci pensa la scrittura, ricca di citazioni, raffinata e barocca, eppure capace di colpire il lettore come uno schiaffo in pieno viso. “Lo stile è a metà tra una stanza di accoglienza orientale, il soggiorno di un ricco contadino e la capanna di un cacciatore di orsi”: questo brano in realtà è la descrizione di una stanza ma lo stile di Sibylle Lewitscharoff è proprio così, un panno di organza dove si intrecciano preziosi fili di seta e ruvidi filamenti di nylon. (Naf)
LA FILOSOFIA SOLUZIONE ALL’ANSIA, ALLO STRESS E AI SENSI DI COLPA
Per Nietzsche la filosofia nasce da un’inquietudine esistenziale figlia dell’incapacità dell’uomo di dare senso alla precarietà della propria vita. Ed è da questo punto di vista che Moreno Montanari in “La filosofia come cura” (Mursia; euro 14,00; pp. 172) invita a liberarsi dalla tendenza a considerare patologica ogni forma di difficoltà per provare a pensare filosoficamente “la fatica di essere se stessi”. Ogni forma di moderno disagio (“persino la malattia, l’ansia da prestazione, il senso d’inadeguatezza o il risentimento”, sottolinea Montanari) possono diventare nuove opportunità per esaminare il nostro modo di essere al mondo. E questo è il punto di partenza dal quale l’esistenza, inquadrata da nuove prospettive, può apparire sotto una luce diversa che ne rischiari il senso e le dia nuovo slancio. L’autore Moreno Montanari, nato ad Ancona nel 1969, è dottore di ricerca in dialettica e mondo umano, analista biografico a orientamento filosofico e consulente filosofico. (Naf)
NOVE SCRITTORI ITALIANI RACCONTANO LA FOLLIA QUOTIDIANA
Nove storie di quotidiana follia raccontano lati oscuri, nevrosi, ossessioni, turbamenti, visioni distorte che in modo più o meno delineato appartengono a ognuno di noi. Nove scrittori italiani (Albinati, Chiodi, De Silva, Del Lama, Morazzoni, Morozzi, Nelli, Nori, Vichi), toccando le diverse corde della narrazione, dall’ironia all’assurdo, dal grottesco alla tragedia, mostrano quanto spesso sia vero e fondato il noto adagio: “Da vicino nessuno è normale”. “È tutta una follia” (Guanda; euro 16,50; pp. 252) è accompagnato da una lettera dello scrittore e psichiatra Mario Tobino, un uomo che ha dedicato la propria esistenza alla cura e alla comprensione della follia, considerata appunto un altro aspetto della vita normale, come lui stesso ebbe a dire nel suo capolavoro “Le libere donne di Magliano”: “La mia vita è qui, nel Manicomio di Lucca. Qui si snodano i miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Qui vedo albe, tramonti e il tempo scorre nella mia attenzione. Dentro una stanza del Manicomio studio gli uomini e li amo. Qui attendo: gloria e morte. Di qui parto per le vacanze. Qui, fino a questo momento sono ritornato. Ed il mio desiderio è di fare di ogni grano di questo territorio un tranquillo, ordinato, universale parlare”. (Naf)
L’INCREDIBILE LEGGENDA DI UN SISIFO DEI NOSTRI GIORNI
In una caletta chiusa da tre lati e aperta sul mare, quattro personaggi vivono dei ricordi della loro vita passata nelle viscere della natura aspra: quella Liguria di Ponente che non si limita a fare da sfondo ma che è invece elemento essenziale del racconto. Damìn, Viturìn, Bellagioia, Rosy, Badulìn e gli altri personaggi gravitano intorno a un ecosistema apparentemente immobile ma in cui sono proprio i minimi movimenti, i tempi infinitesimi della natura, a dettare il ritmo dell’esistenza. E proprio gli elementi naturali – una cornacchia, un vecchio ponte – parlano e pensano per ripercorrere in vesti nuove la leggenda di un nuovo Sisifo e del suo destino, non imposto da una divinità ma scelto consapevolmente. Perché Damìn ogni giorno risale verso la vecchia casa sulla scogliera? Quale scelta lo condanna, quale dolore lo tiene vivo? “La conca del tempo” (Transeuropa; euro 12,90; pp. 160) è un racconto che respira tra la danza leggera delle foglie d’autunno e il mare in miniatura che, di notte, culla i sogni fantasiosi di una gioventù lontana. L’autore Elio Lanteri, classe 1929, è nato a Dolceacqua, in provincia di Imperia, ed è scomparso nell’amata Liguria nel 2010. Aveva esordito, dopo un riserbo durato vent’anni, con “La ballata della piccola piazza”, con cui nel 2010 aveva vinto il premio Biamonti e ricevuto la menzione speciale al premio Città di Cuneo. “La conca del tempo” è il romanzo che stava ultimando prima di morire. (Naf)
“NONNONBÂ, UNA COMMOVENTE OPERA A FUMETTI SULL’INFANZIA
Ambientato nel Giappone degli anni Trenta, “NonNonBâ” (Lizard edizioni; euro 22; pp. 416) è un’opera a fumetti commovente – e spiccatamente autobiografica – sull’età che vede le verità del mondo: l’infanzia. E anche una grandiosa storia di spettri, in cui i vividi ricordi dell’autore da bambino si mescolano alla storia dello yokai (genere fantastico popolato di apparizioni, spiriti e demoni, creature fortemente radicate nell’antica tradizione popolare nipponica) e alle leggende del folklore nazionale, alle quali Shigeru, il giovane protagonista, viene introdotto da un’anziana contadina che gli fa da tata. C’è Otoroshi, che punisce chi prega soltanto per chiedere favori; l’enorme Betobeto san, che si annuncia al viandante con lo spaventoso ticchettio dei suoi zoccoli di legno; NuruNuru Bozû, lo spettro che vive nei pressi del mare e ti si attacca alla schiena per succhiarti le forze; e gli Hidarugami, spiriti incappucciati che attaccano i viaggiatori stanchi e affamati: il mondo di Shigeru pullula di esseri fantastici, teneri o spaventosi, invisibili ma non per questo irreali. Vincitore nel 2007 del premio Miglior Opera al Festival del fumetto di Angoulême, NonNonBâ è un racconto fantastico, ma realisticamente ambientato in un’epoca di grosse transizioni e importanti stravolgimenti, e insieme un’opera divertente e nostalgica, favolosa quanto le più strane creature che popolano la fantasia di ogni bambino. L’autore Shigeru Mizuki è uno dei più popolari mangaka del Sol Levante. In Giappone, la sua vita e quella di sua moglie vengono raccontate in una popolare fiction televisiva. Vincitore di numerosi premi, membro della Società di Antropologia Culturale Giapponese, ha pubblicato le proprie opere in Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Francia, Spagna e Italia. (Naf)

