In cinque anni – dall’aprile 2007 all’aprile 2012 – i volumi produttivi si sono ridotti del 20,5%, gli ordinativi del 17,9%, il fatturato in termini correnti del 4,5%, l’occupazione del 6,8%. Sono questi alcuni dei dati salienti contenuti nel IX Rapporto Industria della CISL, “Fare sistema per rilanciare l’industria e la crescita”, presentato oggi presso la sede di via Po del sindacato dal suo Segretario Confederale Raffaele Bonanni e dal Segretario Confederale Dipartimento Industria, Luigi Sbarra. Il tratto principale del periodo è che l’industria è riuscita a compensare la riduzione dei volumi produttivi e degli ordinativi, aumentando la qualità dei prodotti e i prezzi relativi, con una riduzione dell’occupazione più vicina alla perdita di fatturato che di volumi, grazie al ricorso esteso agli ammortizzatori sociali. Tra i vari segmenti dell’industria, si registra il tonfo delle costruzioni (-29,3)%, in cui la fase peggiore (-14,9% sull’anno precedente) inizia a cavallo dei primi mesi del 2012. L’unico elemento di tenuta dell’industria è quello delle esportazioni. Nel 2009, anno di profonda crisi, l’expo italiano, in valori correnti, cala del 19,5%. Nel 2010, anno di ripresa, le esportazioni aumentano del 14,5%, per crescere ancora del 10% nel 2011, dando l’unico contributo positivo alla tenuta del Pil. Nel corso quinquennio la perdita secca di posti di lavoro nell’industria è stata di 473.640 unità, cui vanno sommati i 201.096 lavoratori equivalenti a zero ore stimati dalla Cisl(tenendo conto dei dati del “tiraggio” dell’Inps), coinvolti in processi di cassa integrazione speciale o in deroga, e dunque in situazioni di effettivo rischio. Mettendoli in conto, la riduzione di posti di lavoro effettiva e potenziale, la cifra sale a 675.000 unità che, messa a confronto con i 7.007.176 occupati nell’industria ad aprile 2007, sfiora il 10%. (23 lug – red)
