(27 lug) – È il più giovane regista italiano di sempre chiamato a mettere in scena uno spettacolo al Festival di Salisburgo, nonché il primo dopo Giorgio Strehler e Luca Ronconi. E’ Damiano Michieletto, 37 anni, veneziano, che debutta nel più prestigioso festival del mondo il 1° agosto con una Bohème di Puccini che ha come protagonista la diva del teatro d’opera di oggi: Anna Netrebko. Sul podio dei Wiener Philharmoniker è impegnato il direttore d’orchestra italiano Daniele Gatti. “Vorrei dare una lettura – dichiara Michieletto – in cui si percepisca la frenesia della giovinezza con l’energia, i conflitti e la confusione amorosa che la caratterizzano. Mi piace la sensazione di follia e fantasia che aleggia in questa storia anche nei suoi risvolti drammatici e sanguigni. I protagonisti vivono una ‘bella età d’inganni e d’utopie’, sono come bambini: non si prendono nessuna responsabilità, sono in cerca di una loro identità e di un posto da cui guardare il mondo, ma sono incapaci di prendersi cura degli altri. Le loro psicologie sono spesso confuse: Rodolfo è irascibile e collerico, Mimì è fragile, continuamente sballottata di qua e di là, incapace di ribellarsi a chi la tratta male. E durante il corso dell’opera non crescono, non maturano; sarà forse proprio la morte di Mimì a obbligarli a guardare in faccia la realtà e a capire che la vita non è un gioco”. Scenicamente, lo spettacolo ideato da Michieletto, è inquadrato da una grande finestra, aperta su Parigi, le cui strade e piazze sono rappresentate da una cartina simile a quelle del sito Google. I costumi, firmati da Carla Teti, sono contemporanei perché per il regista “l’obiettivo è avere personaggi concreti, che raccontino l’umanità di oggi, su una scena che invece è astratta, che non è un vero luogo, ma piuttosto un concetto”. Nel progetto scenico, ideato da Paolo Fantin, è evocato anche un grande shopping center, dove è in atto la sfrenata corsa al regalo tipica del periodo natalizio. E nel terzo atto, quando la vicenda assume toni più drammatici, trova spazio anche l’umanità più sofferente, quella che è rimasta ai margini del delirio consumistico, con la quale i giovani bohèmien sono in contatto. (red)
