(20 ago) – Che cos’hanno in comune i maestri del passato e del presente? Arte contemporanea e arte del Seicento danno vita a una grande mostra collettiva. Fino al 2 settembre, al museo Kunsthaus di Zurigo, si tiene “Deftig Barock – Da Cattelan a Zurbarán – Manifesti del vitale precario” che presenta le opere dell’irriverente artista italiano e di Alessandro Magnasco, Bartolomeo Passarotti, Antonio Bellucci, Mattia Preti, Valentin de Boulogne e Jacob Jordaens. Nel percorso espositivo ogni epoca mantiene il proprio spazio d’espressione. Eppure il visitatore può affidarsi agli impulsi dell’arte contemporanea per sottoporre le opere storiche a nuovi quesiti. Filo conduttore dell’esposizione – curata da Bice Curiger, direttrice lo scorso anno della Biennale di Venezia – la rappresentazione cruda e grottesca della realtà. “Deftig” risale all’età barocca ed etimologicamente all’olandese del Seicento, con significato originario di “grosso, forte, potente, solido”. La mostra è organizzata dal Kunsthaus di Zurigo con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura della città e, dopo la tappa svizzera, si sposterà nel 2013 al Museo Guggenheim di Bilbao. (Caf)
