La Pubblica Amministrazione è realmente indirizzata sui binari digitali del web e dell’innovazione normativa rispetto ai principi ispiratori del Codice dell’Amministrazione Digitale? Comuni, Province, Regioni e Ministeri sono basati sull’efficienza, la trasparenza e l’accessibilità totale alle informazioni, sanciti dalle leggi della riforma digitale della PA? Dalla ricerca condotta da Anorc – l’Associazione nazionale per operatori e responsabili della conservazione digitale dei documenti – estesa a tutti i siti di Regioni, Province, Comuni capoluogo e ministeri, sembrerebbe proprio di no. L’associazione – spiega una nota – ha verificato sia l’avvenuta nomina nell’organico degli enti dei due responsabili sia la loro effettiva comunicazione sui siti web per darne massima conoscenza e accessibilità. Dai dati raccolti emerge che la digitalizzazione della PA, fondamentale per la gestione dei documenti sanitari, amministrativi e personali, è ancora in alto mare. Il responsabile del trattamento dei dati personali e il responsabile della conservazione rappresentano le due figure più emblematiche all’interno della struttura organizzativa e gestionale della PA in questo senso. Nonostante le indicazioni fornite dal Codice in materia di trattamento dei Dati personali (D.Lgs. 196/2003) e dal Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005 e successive modifiche D.Lgs. 235/2010), queste due figure non risultano nella realtà in linea con quanto richiesto dalle normative di riferimento. Chi si occupa di questi processi nelle amministrazioni spesso non ha un ruolo definito e la disponibilità di informazioni che li riguardano è molto bassa. “Nonostante infatti sia stato sancito con tanta precisione dal Codice e dalle Regole tecniche CNIPA/2004 attualmente vigenti – spiega ancora l’Anorc – il nomimativo del Responsabile della conservazione non è pubblicato sui siti analizzati nel 90% dei casi, e addirittura non è stato ancora nominato da più del 50% degli enti intervistati, mentre il 10% degli enti affida in outsourcing il sistema di conservazione dei documenti informatici”. La situazione non cambia per il Responsabile del Trattamento dei Dati Personali che risulta pubblicato in meno del 30% dei casi, fatta eccezione per i siti delle Regioni sui quali risulta visibile al 70%. “Le figure che dovrebbero garantire la conservazione dei nostri documenti – sanitari e amministrativi – e l’originalità e l’autenticità degli archivi non ricevono, quindi, la giusta attenzione – conclude lo studio – Questo nonostante una corretta politica di archiviazione digitale e trattamento dei dati personali potrebbe far risparmiare alle casse dello stato circa 70 miliardi di euro tra costi della carta, dei sistemi di stampa, di manutenzione e di personale”. (Red – 31 ago)

