Le famiglie si definiscono “finanziariamente fragili” quando sono rispettate due condizioni: il reddito disponibile copre le spese previste; e le attività liquide detenute non sono sufficienti per far fronte a una spesa imprevista di 1.500 euro. I due vincoli portano a definire come finanziariamente fragili quelle famiglie che non hanno problemi di vincolo di bilancio (il loro flusso di reddito è sufficiente per coprire le spese attese), ma che potrebbero non essere in grado di far fronte a spese inattese irrimandabili, quali spese mediche, spese per un guasto dell’auto o nell’abitazione. Insomma, famiglie che non sono attualmente in difficoltà economico-finanziarie, ma che potenzialmente potrebbero incontrarle in futuro. Secondo l’Indagine sui bilanci delle famiglie di Banca d’Italia per il periodo 1998-2010, la percentuale media di famiglie finanziariamente fragili risulta pari al 14,8 per cento. Nel tempo la fragilità finanziaria mostra un andamento ciclico, con incrementi nei periodi di crisi (2000-2001 e 2008). Rispetto all’età è evidente la maggiore incidenza della fragilità per le famiglie con capofamiglia più anziano, così come per le famiglie con reddito e ricchezza inferiori. Il grado di fragilità finanziaria è più elevato tra le famiglie indebitate con parenti o amici, rispetto alle famiglie che hanno contratto un debito con una banca. Inoltre, la percentuale di famiglie proprietarie di abitazione (categoria che include anche famiglie non indebitate) che risultano finanziariamente fragili è più elevata rispetto alle famiglie con debiti verso banche.