(6 set) – Per la Turchia, una maggiore integrazione con l’Europa è stata a lungo un’aspirazione. Un primo traguardo venne tagliato quando, nel 1999, fu riconosciuto ufficialmente lo status di “candidato” a membro della Unione Europea (1999); un secondo traguardo venne raggiunto nel 2005 con l’apertura delle negoziazioni per l’adesione. Queste però hanno proceduto con lentezza (solo 8 dei 35 capitoli per l’adeguamento all’acquis comunitario sono stati conclusi), mentre l’atteggiamento di Francia e Germania ha nettamente virato verso una posizione di cautela (diplomatica) e contrarietà (sostanziale) all’entrata della Turchia nella UE in tempi brevi o medi. E la Turchia, paese chiave della NATO e negli equilibri medio-orientali, con un’economia in forte espansione, una rinnovata coscienza nazionale, ha acquistato influenza internazionale, e sembra raffreddare gli antichi entusiasmi europei. Secondo il demografo Massimo Livi Bacci, la demografia – e la religione – sono i due fattori che maggiormente raffreddano gli entusiasmi europei verso la Turchia. Se la Turchia fosse nella UE, oggi sarebbe il secondo paese per popolazione con 75 milioni di abitanti, dietro la Germania, con 82. Ma in meno di dieci anni, le posizioni si invertirebbero, e tra vent’anni, nel 2032, la Turchia ancora in espansione e con 88 milioni, avrebbe distanziato la Germania in declino, con 79. E la componente islamica della UE – includendo lo stock di recente e meno recente immigrazione, e le componenti di paesi candidati balcanici con significative componenti islamiche – peserebbe per un buon sesto sul totale della popolazione.
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