La ricostruzione della verità e il desiderio di giustizia: è questo l’obiettivo del ministero degli Esteri che ha organizzato alla Farnesina il convegno sui desaparecidos e la dittatura argentina dal titolo “L’altro ieri, la dittatura: per non dimenticare”, moderato dal giornalista del Sole 24 Ore Roberto Da Rin, e a cui hanno preso parte diversi testimoni delle atrocità commesse tra il 1974 e il 1983. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha chiuso il convegno, sottolineando l’appello di una delle ospiti intervenute, la madre di Plaza de Mayo Taty Almeida, al “principio di giustizia”, un principio che “ci fa esprimere soddisfazione per la sentenza di un tribunale argentino che ha condannato 14 persone all’ergastolo e altre tre a pene tra i 17 e i 18 anni di carcere per ‘crimini contro l’umanità’ commessi durante il periodo della dittatura argentina”, da un gruppo di militari contro 90 prigionieri in un campo di detenzione a Bahia Blanca. Sentenza arrivata anche grazie alla “collaborazione di paesi come l’Italia” che ha rafforzato il proprio impegno con “la decisione del governo di costituirsi parte civile nei processi avviati in Italia contro i militari argentini” e “aprendo i proprio archivi diplomatico-consolari italiani in Argentina” che contengono documenti “relativi a cittadini italiani, doppi cittadini e cittadini di origine italiana vittime del regime militare argentino. E per facilitare il lavoro è stata anche istituita una commissione tecnica italo-argentina” ha aggiunto il ministro. Un lavoro lungo, su un materiale composto da 600 fascicoli contenuti nell’ambasciata italiana in Argentina. Un lavoro “enorme” per “rendere giustizia” ai 30 mila desaparecidos di cui almeno 1600 italiani o di origine italiana “torturati, trucidati, a volte gettati vivi dagli aerei nell’oceano, fatti sparire”. (Cle – 13 set)
