(17 set) – Si è conclusa la settima campagna di scavi archeologici condotti dall’Università di Macerata nella città romana di Hadrianopolis (Sofratikë, Albania). In occasione della conclusione dei lavori sabato è stata messa in scena al teatro antico della città, nell’ambito del Progetto Rebed, una serata di musica e letteratura dedicata, per la seconda volta, dopo lo spettacolo del 2010, all’Imperatore Adriano dal titolo “Sul Sentiero di Adriano 2012 – Ne Gjurmet e Adrianit 2012”. Il teatro dell’antica città – di recente restaurato grazie allo stesso progetto finanziato dalla Regione Marche e coordinato dall’Università stessa, al quale partecipano l’Imk di Tirana, l’Istituto dei Monumenti di cultura di Gjirokaster, la Regione di Gjirokaster, l’Università di Gjirokaster l’Associazione Horizont oltre che, per l’Italia, le Province di Macerata e di Ascoli Piceno, il Comune di Urbisaglia, l’Università di Camerino l’Associazione Sferisterio di Macerata, l’Associazione Museale della Provincia di Macerata e Legambiente Marche – è stato l’affascinante scenario dove, dopo duemila anni di silenzio, sono tornati la musica e la danza. “Il nostro dovere di archeologi non può concludersi nell’attività di ricerca e nella pubblicazione di carattere scientifico. Una società complessa e articolata come la nostra, nella quale la tutela dei beni culturali tende ad essere subordinata ad altre esigenze, impone anche a noi ricercatori di porre la valorizzazione tra gli obiettivi principali. Solo diffondendo il più possibile le conoscenze e proponendo modelli di gestione delle risorse e del territorio diversi, si può pensare ad un moderno sviluppo economico e culturale, senza il quale la nostra stessa ricerca perderebbe molto del suo senso”. Sono queste le parole di Roberto Perna, direttore della Missione. “Questo progetto è importante per la crescita e lo sviluppo dell’Albania dal punto di vista turistico, scientifico e accademico – sottolinea il rettore Luigi Lacchè – e sottolinea la vocazione del nostro Ateneo allo scambio didattico e scientifico con i Paesi vicini, soprattutto, con quelli dell’altra sponda dell’Adriatico. Chi ha potuto vedere la zona degli scavi nel 2005, quando è partita la missione archeologica, noterà un cambiamento radicale in positivo”. (red)
