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A Modena la storia della Panini dal 1961 a oggi

it@withub.it by it@withub.it
21 Settembre 2012
in Archivio speciali - Mostre
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A MODENA LA STORIA DELLE FIGURINE PANINI
Il binomio cinquantennale tra Panini e figurine entra di diritto nei riti, nei giochi e nella memoria di intere generazioni di bambini. Il ritratto di una vicenda familiare, imprenditoriale e culturale, che muove i primi passi a Modena nel 1961, è rappresentato nella mostra “Cose che si attaccano al cuore – La storia e il mito delle Figurine Panini”, che si tiene fino al 14 ottobre al Foro Boario di Modena, in concomitanza con il festival filosofia. Una mostra che racconta come le idee geniali, sorrette da volontà e passione, possono raggiungere qualsiasi traguardo. Ma anche una celebrazione dell’infanzia, in cui praticamente tutti hanno aperto, almeno una volta, una bustina Panini cercando la figurina mancante per completare l’album. La storia muove i primi passi da una edicola del centro di Modena gestita dai Panini, famiglia numerosa con otto figli, originaria del maranellese. Dopo tante ricerche, alla fine del 1961 i fratelli trovano un tipografo capace di spiegare come trasformare una foto in bianco e nero in una figurina colorata da inserire nella prima edizione dei “Calciatori”. Da allora le “figu” Panini entrano in tutte le edicole italiane, per invadere poi tanti Paesi del mondo, esplorando i temi più svariati: la fiction televisiva, con Sandokan e Pinocchio; i cartoni animati, con Heidi e Remi; le grandi manifestazioni sportive dalle Olimpiadi agli Europei di calcio; le saghe hollywoodiane come Guerre Stellari e Harry Potter; le raccolte didattiche che negli anni ‘60 e ‘70 aiutavano nelle ricerche scolastiche. Chi visita la mostra rivedrà alcuni di questi album e pezzi unici che mostrano la genesi degli album Tra questi, la bozza della primissima raccolta dei Calciatori, le illustrazioni originali per le raccolte dei personaggi Disney, le “pizze” con le pellicole da cui venivano tratte le figurine di Happy Days e Star Trek. La mostra riserva un occhio di riguardo alle idee, passioni, tecnologie e intuizioni dei fratelli Panini e ai loro talenti complementari per il successo dell’azienda: Giuseppe sviluppava i progetti editoriali, Benito seguiva la distribuzione, Umberto creava macchine per automatizzare i processi industriali e Franco è riuscito a diffondere il marchio anche all’estero. Oggi, il timone del gruppo editoriale Panini spa è passato a una nuova proprietà e a un nuovo gruppo dirigente che, raccogliendo l’eredità dei fondatori, hanno dato nuovi impulsi creativi e commerciali alla figurina. Il nuovo millennio ha portato successi a livello globale per il marchio Panini che ha consolidato la presenza sui mercati mondiali, esportando un modello vincente di intraprendenza creativa italiana.
(red)

ALL’ARA PACIS IL MONOLITE DI ROBERTO PIETROSANTI
Roma, 21 set – Un monolite nero realizzato in resina acrilica, opera di Roberto Pietrosanti, da oggi al 7 ottobre, sulla scalinata esterna dell’Ara Pacis, a Roma, dialoga con le architetture bianchissime di Richard Meier. L’opera, presentata dalla Fondazione Volume!, è il primo elemento del Parco Nomade, il progetto a cura di Achille Bonito Oliva situato nella periferia sud-ovest di Roma.

IN UN BORGO TOSCANO IL CAPOLAVORO RITROVATO DI CARAVAGGIO
“Il sacrificio di Isacco (a lume di notte)”, capolavoro realizzato da Caravaggio nel 1602 e scoperto nel 1989, sarà visibile a Legoli, piccolo borgo toscano del Comune di Peccioli, nella chiesa dei Santi Bartolomeo e Giusto, da oggi al 21 ottobre. L’iniziativa “La notte di Caravaggio”, che vede la regia dell’architetto Alberto Bartalini, è promossa dalla Fondazione Peccioli per l’Arte. Peccioli conferma così la sua passione per la grande arte, in particolare per Caravaggio: nel 2011, infatti, il borgo medievale è stato teatro di una installazione, sempre a cura di Bartalini, con l’allestimento di grandi affissioni che riproducevano la celeberrima Medusa e una serie di opere dei caravaggeschi toscani, che ancora oggi adornano il centro storico. “Il Sacrificio di Isacco (a lume di notte)”, proveniente da una raccolta di Napoli, passò per una vendita di Christie’s a Roma il 13 aprile 1989 quale “copia di Caravaggio”. Le pessime condizioni della tela, a causa delle vernici ossidate, impedivano uno studio accurato. Fu Maurizio Marini, a seguito di dettagliate indagini a raggi x e dopo una prima pulitura del quadro, a scoprire che il dipinto era un capolavoro di Michelangelo Merisi. Questa tesi venne poi sostenuta da molti dei più autorevoli studiosi di Caravaggio (quali Denis Mahon e Mina Gregori). L’opera attualmente fa parte di una collezione privata modenese, ed è già stata esposta in importanti mostre, a Trapani, Varese , Castelvetro, S. Maria Tiberina, Malta.

OMAGGIO A TADINI A 10 ANNI DALLA SCOMPARSA
In occasione dei 10 anni della scomparsa la Fondazione Marconi di Milano presenta, da oggi al 31 ottobre la mostra, “Emilio Tadini 1985-1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte”. Presentata la produzione negli anni dal 1985 al 1997 del pittore considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano. Fin dagli anni Sessanta Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi di spazio e tempo e quelle della gravità sono totalmente annullate. A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta l’attenzione di Tadini si concentra su temi e soluzioni stilistiche che emergeranno poi con forza nei trittici del decennio successivo. Innanzitutto il tema della città, sviluppato nella serie Città italiane, dove emergono frammenti di architetture: un’architettura stravolta, fatta di edifici imponenti accumulati uno sull’altro, che comunicano una sensazione quasi claustrofobica. Un altro tema, che sarà poi sviluppato nei trittici, è quello del profugo. L’artista racconta di essere stato affascinato fin da piccolo dalle fotografie di profughi sui giornali: “Quella del profugo mi sembra una metafora che rappresenta bene la nostra condizione attuale – la condizione della nostra cultura, alta o bassa che sia. Sbarcare, andar via… lasciare la casa delle certezze, delle sicurezze…”. La serie Inno alla notte ha come protagonisti figure isolate, pensierose, come quella in cui compare la scritta “pietas”, nel buio delle ore notturne, illuminate solo dalla debole luce di una candela. Nella serie Oltremare una sorta di Pinocchio surreale galleggia su uno sfondo blu notte in cui compaiono le parole “Now” e “here”, che in un quadro diventano “Nowhere”, come a dire che, quello del dipinto, non è uno spazio reale. Sono opere, queste, gremite di figure e di colore, ed è da qui che inizia il lavoro di Tadini ai trittici: grandi dipinti in cui la sovrabbondanza di elementi che caratterizzava le opere precedenti viene portata all’eccesso nel momento in cui lo spazio del quadro viene triplicato e, soprattutto, la pittura si fa narrazione. Sono esposte, infine, alcune carte di grande formato (150 x 100 cm), Chateau d’amour, Aux cieux vagues, manichini che vagano nello spazio, come la serie dedicata alle Figure, rappresentate attraverso giacche colorate appese a grucce. Durante il periodo della mostra, lo Studio Marconi ’65 ospita in contemporanea una selezione di opere serigrafiche.
(red)

A LONDRA I “FLUSSI IMMOBILI” DELLA FIGLIA DI SERGIO LEONE
Londra accoglie le opere di Francesca Leone, figlia del celebre regista Sergio Leone. Fino al 10 ottobre, presso l’Opera Gallery, nella mostra “Beyond the water”, l’artista romana presenta il ciclo dei “Flussi Immobili” del quale è stata battuta il 12 settembre scorso da Christie’s South Kensington. In mostra a Londra 16 dipinti che esprimono il fascino che l’elemento acqua esercita su Francesca Leone, in una ricerca artistica che vuole essere un viaggio nella coscienza umana. “Quando si è immersi nell’acqua si perde ogni controllo, ogni facciata – dice l’artista -, l’acqua lava via ogni cosa e quel che resta è la vera natura umana” . “La prima volta che ho visto i lavori di Francesca Leone ho provato una forte e straordinaria emozione. La sua arte non passa inosservata, i suoi ‘Volti’ giganteschi che stentano a restare entro i confini della tela si impongono e catturano prepotentemente l’attenzione. I close-up cosi intensi mi ricordano fortemente quelli di suo padre Sergio, da cui ha ereditato la passione per l’immagine. La gestualità potente e la forza della sua pittura, non sembrano poter essere il frutto di quella esile bambina, di cui conservo la memoria” ha detto Ennio Morricone del quale Francesca Leone ha realizzato un ritratto cui l’American Academy in Rome ha assegnato il premio “Mc Kim 2009”. Leone ha esposto negli anni scorsi al Museo d’Arte moderna e contemporanea di Mosca.
(PO / red)

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