Urumquii – Invitato dall’Art Institute dell’Università di Urumquii, in Cina, a tenere una serie di laboratori, l’artista italiano Massimo Ricciardo ha pensato, in collaborazione con il curatore Vincenzo Estremo, di trasformare quei laboratori in un progetto pubblico che si tiene fino a domani in diverse sedi tra Urumqui e Kashgar, lungo il tracciato di quella che era la antica via della seta. L’artista parte da doni di stoffe delle popolazioni locali con le quali realizza un grande tappeto grazie all’aiuto di artisti e maestranze locali. Il tappeto rappresenta un elemento fondamentale nell’ambiente nomadico degli uiguri, svolgendo non solo una funzione decorativa all’interno della yurta o ger (tenda), ma significando un una permanenza precaria sul territorio su cui lo si stende. Il tappeto, nel progetto di Ricciardo ed Estremo, dal titolo “Credcarpet”, diventa così un nuovo “luogo” dedicato alla cultura nomade e, più in generale, ai migranti intraprendendo un viaggio sulla rotta settentrionale della via della seta e toccando le città di Urumqi, Kuqa, Kasghar, Hotan, Korla. In ognuna delle tappe del progetto il tappeto viene disteso per tenervi sopra discussioni in cui tutti saranno invitati a partecipare grazie alla mediazione degli studenti dell’ateneo cinese, facendolo diventare un vero e proprio centro temporaneo di arte contemporanea. “Il primo ‘luogo’ dedicato all’arte contemporanea nella Regione autonoma uigura dello Xinjiang” come si legge in una nota. “Il progetto – si legge ancora nella nota – vuole scardinare queste immagini preconcette per ricostruire una credibilità diversa, basata sul contatto diretto con le comunità degli Urumqui e dei migranti, attraverso l’appropriazione simbolica di uno dei loro suppellettili più importanti: il tappeto”. (9colonne)
