Vienna – Reduce dalla consacrazione ottenuta al Festival di Salisburgo con La bohème, il trentasettenne regista italiano Damiano Michieletto affronta un altro lavoro pucciniano, il Trittico, su un altro importante palcoscenico austriaco: quello del Theater an der Wien di Vienna. I tre titoli – Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi – sono in scena a partire da ieri. A dirigere la ORF Radio-Symphonieorchester Wien e l’Arnold Schoenberg Chor l’israeliano Rani Calderon, che sostituisce l’indisposto Kirill Petrenko. “I tre atti unici di Puccini – dice Michieletto – trattano rispettivamente un omicidio, un suicidio e una vicenda comica ma molto “nera”, incentrata sulla morte. Ho cercato di indagarne il lato più notturno e cupo, per far risaltare la violenza e il cinismo dell’animo umano. Nel Tabarro, ambientato in un porto industriale, viene messo in scena un mondo di sofferenti, di schiavi oppressi dal lavoro, che cercano una forma di libertà attraverso la realizzazione delle loro pulsioni sessuali. Suor Angelica è invece prigioniera in un luogo di penitenza, un carcere: non ha scelto lei la sua condizione, ma è detenuta per scontare una pena, un peccato che ha commesso. Gianni Schicchi, invece, è la rappresentazione di una lotta tra i vari personaggi per accaparrarsi l’eredità di un morto che ha degli aspetti comici, ma è anche ferocissima: tutti cercano di ingannare gli altri, e nessuno risparmia colpi bassi”. (9colonne)
