(16 ott) In Italia negli ultimi dieci anni il consumo di frutta e verdura è sceso del 25 per cento. Un dato ritenuto più che inquietante dai nutrizionisti nella patria della alimentazione mediterranea. La Oms raccomanda infatti il consumo di almeno 400 grammi al giorno di frutta e verdura per mantenere una buona salute. In molti paesi sono evidenti fra adulti e bambini, in particolare nelle fasce sociali svantaggiate, gravi carenze alimentari legate al limitato consumo di frutta e ortaggi freschi. Negli Usa, per esempio, fra i poveri vi sono elevate incidenze di carenza di magnesio e di amminoacidi come la niacina, contenuti negli ortaggi e preziosissimi per le funzioni vitali dell’organismo. La crisi economica può portare a un acutizzarsi del fenomeno della cattiva alimentazione. Si può infatti osservare come i poveri – e i “nuovi poveri” – soprattutto delle generazioni più giovani, tendano a privilegiare le fonti caloriche a minor prezzo: in pratica ci si orienta verso gli alimenti con un minor costo per singola caloria privilegiando l’acquisto “quantitativo”. Si comprano quindi molte calorie, da alimenti di bassa qualità nutrizionale, con il minor costo possibile. Le classi più agiate tendono, invece, ad aumentare il consumo alimentare di alta qualità. La divaricazione fra ricchi e poveri è allora sempre più evidente: nonostante la crisi economica il consumo di alimenti biologici, sicuramente più costosi, è in aumento in tutto il mondo, dagli Usa (nel 2011 +9,5 per cento) alla Francia (+11 per cento nel 2011) e finanche all’Italia (+8,9 per cento nel 2011). La percentuale media sui consumi complessivi spesa per la alimentazione è relativamente bassa: per abitante 14 per cento in Italia, addirittura 8 per cento nel Regno Unito.